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Risarcimento danni incidente stradale

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Sempre più diffusa sul mercato, l’assicurazione con scatola nera auto promette di far risparmiare notevolmente sui costi della polizza. Molti, però, potrebbero avere delle riserve sull’installazione di questo dispositivo, visto il rischio di vedersi costantemente monitorati dalle compagnie nelle proprie abitudini di guida.

Se anche tu hai pensato di ricorrere a questo sistema e ti stai chiedendo una scatola nera auto come funziona, ti proponiamo una guida completa sull’argomento: cos’è una scatola nera, come funziona, cosa registra e quali sono i benefici e gli svantaggi che derivano dalla sua installazione.

Cos’è la scatola nera auto

Utilizzata da diversi anni nell’aeronautica, la scatola nera (o black box, in inglese) è uno strumento che permette di registrare informazioni sul funzionamento di un determinato veicolo. Negli ultimi tempi, questo dispositivo è stato progressivamente implementato su diverse tipologie di mezzi di trasporto (come treni e imbarcazioni), per ciascuno dei quali presenta una specifica funzione.

Per quanto riguarda le automobili, in Italia l’introduzione della scatola nera è stata raggiunta con notevole ritardo e risulta, a tutt’oggi facoltativa. Tuttavia, le normative hanno cercato di incentivarne l’impiego prevedendo l’obbligo per le compagnie di assicurazione di garantire degli sconti ai clienti che accettano di installare il dispositivo sul proprio veicolo.

E’ possibile, però, che presto la scatola nera auto diventi obbligatoria, perché gli ultimi provvedimenti hanno previsto l’adozione di specifici decreti legislativi volti a disciplinare l’installazione obbligatoria sui veicoli privati.

In ogni caso, prima di passare all’esame del funzionamento della scatola nera e dei relativi effetti che derivano, sulla polizza auto, dalla sua installazione, chiariamo nel dettaglio cos’è questo dispositivo.

La scatola nera auto non è nient’altro che uno strumento di registrazione che implementa alcuni misuratori, volti a determinare gli indici di utilizzo del veicolo, e un localizzatore GPS. Questo strumento, come avrai capito, serve principalmente a due cose:

  • monitorare le abitudini di guida del conducente;
  • ricostruire in modo dettagliato le dinamiche dei sinistri.

Scatola nera auto: come funziona

Ma in che modo la scatola nera permette alle compagnie assicurative di ottenere questi dati? Il segreto è nel funzionamento stesso del dispositivo: nella scatola nera, infatti, è presente un localizzatore che mantiene attivo un collegamento con centrali remote, oltre ad una scheda di memoria che archivia tutti i dati relativi alla posizione, alla velocità e alle accelerazioni/decelerazioni compiute dal veicolo; inoltre, in molti modelli è presente un accelerometro che misura la forza degli impatti.

I dati misurati dalla scatola nera auto sono i più diversi. Tra essi possiamo includere:

  • la posizione del veicolo. Grazie alla geolocalizzazione è sempre possibile sapere dove si trova la tua auto, cosa che rende possibile rintracciarla anche in caso di furto;
  • i dati relativi alla percorrenza. In questo caso, la memoria della scatola nera registra i tempi di marcia e di sosta, calcolandoli in ore e minuti;
  • il chilometraggio. Nel dettaglio, la scatola nera misura il numero di chilometri effettuati, calcolando le distanze coperte, i percorsi utilizzati e fornendo report percentuali su base giornaliera, settimanale o mensile (questo dato è particolarmente importante nel caso delle assicurazioni “a chilometro”);
  • gli impatti. In questo caso, la scatola nera permette di archiviare le informazioni relative alla data, all’accelerazione del veicolo e ai giri del motore, al luogo del sinistro come misurato dal GPS e alla velocità dell’automobile al momento dell’impatto;
  • dati relativi alla guida del conducente. Il sistema della scatola nera auto registra tutte le informazioni principali che indicano lo stile di guida: quante volte usi il cambio, quali marce inserisci, i giri del motore ai quali sottoponi il tuo veicolo, e così via;
  • attivazione dei sistemi di sicurezza. In questo caso, si registrano le possibili attivazioni dei dispositivi in dotazione, come l’airbag e l’ABS.

I dati così ottenuti vengono, come detto, archiviati e trasmessi ad appositi database cui possono accedere le compagnie assicurative: qui, dei tecnici specializzati potranno valutare i dati per determinare il comportamento alla guida del conducente.

Ma per quale motivo le compagnie di assicurazione dovrebbero essere così interessate ad ottenere questi dati? La spiegazione è piuttosto semplice: grazie all’esame comparato dei dati relativi alle abitudini di vita del conducente, le compagnie sono in grado di acquisire informazioni essenziali per calcolare esattamente tutti i fattori che determinano il livello di rischio connesso a quello specifico assicurato.

Così, se decidi di installare la scatola nera e dagli esami di quest’ultima emerge che hai uno stile di guida attento ed equilibrato, la tua compagnia di assicurazione avrà elementi per valutare positivamente il tuo livello di rischio, con la possibilità di concederti uno sconto sul premio per i risultati ottenuti.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della scatola nera

Ovviamente, i vantaggi della scatola nera non si limitano a questo aspetto, che rimane potenziale. Infatti, stando alle leggi vigenti, già al momento in cui decidi di sottoscrivere una polizza con l’obbligo di installazione della scatola nera ottieni un taglio netto del premio che può variare dal 10 al 25%; inoltre, i costi di installazione, gli interventi di manutenzione e di riparazione sono a carico della compagnia assicurativa (mentre, normalmente, se cambi assicurazione dovrai restituire il dispositivo e i costi di disinstallazione saranno a tuo carico).

Va precisato, però, che lo sconto effettivo sulla polizza non si ottiene dalla prima sottoscrizione: la legge, infatti, prevede che questo sia riconosciuto al rinnovo della polizza per i conducenti che hanno ottenuto buoni report per l’analisi dello stile di guida. Ciò non toglie che alcune compagnie possano proporti uno sconto immediato, dipende, come al solito, dalle politiche aziendali di ciascuna società.

Altro vantaggio consistente sta nel fatto che il localizzatore GPS ti permetterà di individuare la tua auto immediatamente: così, in caso di furto o di necessità di un carro attrezzi, ti basterà contattare la tua compagnia per ottenere le informazioni richieste o per far arrivare rapidamente i soccorsi.

Anche dal punto di vista dei sinistri ci sono dei vantaggi. Innanzitutto, nelle zone dove c’è in media un alto numero di incidenti (come nelle grandi città), lo sconto per l’installazione del dispositivo può essere più corposo: ciò perché, grazie ai misuratori inseriti nella scatola nera, la compagnia potrà ottenere in modo rapido e pressoché certo, tutte le informazioni utili a determinare le dinamiche del sinistro, individuare le responsabilità e così via. Il che si traduce, evidentemente, in un alleggerimento e velocizzazione delle pratiche di risarcimento, con riduzione del contenzioso e più rapida emissione dei risarcimenti.

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Se hai contratto un’assicurazione a chilometri (che cioè prevede un certo costo se rimani entro certe soglie chilometriche), la scatola nera permette di monitorare l’effettiva entità dei chilometri percorsi: in questo caso, non dovrai più sottoporre l’auto alla verifica del perito assicurativo, con conseguente risparmio di tempo. Cosa che, ovviamente, può tradursi in uno svantaggio nel momento in cui sfori il tetto massimo, cosa che sarà immediatamente rilevata dalla compagnia e che comporterà l’applicazione di penali o incrementi di premio.

Proprio andando a guardare l’altro lato della medaglia, l’installazione della scatola nera può comportare degli svantaggi in generale per il conducente.

Innanzitutto, le compagnie di assicurazione hanno previsto l’applicazione di penali in caso di mancato rinnovo entro un anno della polizza con scatola nera auto, nel senso che ti costringeranno a pagare la disinstallazione di tasca tua: non si tratta di un grosso esborso, ma è evidente che si tratti di una pratica volta a disincentivare il cambio di compagnia (anche a fronte dell’abolizione del tacito rinnovo e della possibilità di passare quando si vuole ad un’assicurazione più conveniente). Peraltro, si tratta di una somma in più che potrebbe vanificare in parte il risparmio che otterresti cambiando compagnia.

Sul fronte del risarcimento RC auto, è chiaro che la funzione più importante della scatola nera auto è quella di stabilire in modo chiaro le dinamiche sei sinistri. Il che, come abbiamo già detto, può essere un vantaggio per gli automobilisti virtuosi, i quali beneficeranno di uno sconto sull’assicurazione se presentano una bassissima (se non nulla) percentuale di sinistri denunciati.

Viceversa, nei casi di concorso di colpa o in cui la responsabilità grava sull’assicurato, la scatola nera permetterà alla compagnia di accertare in modo incontrovertibile la colpa del conducente, inibendo anche la scelta (finora di prassi) tra il denunciare e non denunciare un fatto di lieve portata alla propria compagnia.

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In sostanza, è un chiaro problema di privacy: la compagnia potrà avere accesso a tutti i dati che ti riguardano; il che comporta, allo stesso tempo, che se non hai niente da nascondere non c’è niente di cui preoccuparsi.

In realtà, è proprio l’automatismo nel funzionamento della la scatola nera auto che desta le maggiori perplessità. I dati, infatti, sono interpretati unicamente dai tecnici della compagnia: questo basterebbe a far scattare l’allarme anche in caso di urti di lieve entità durante una manovra di parcheggio, o magari quando uno pneumatico va parecchio sotto sforzo a causa di una buca nel manto stradale. Il rischio, insomma, se la tua compagnia è molto solerte o il dispositivo che hai installato molto sensibile, è di vederti contestare un incidente mai commesso.

In definitiva, ora che abbiamo visto come funziona la scatola nera e quali sono in concreto tutti i pro e i contro della sua installazione, possiamo affermare che si tratta di un meccanismo che può essere senz’altro perfezionato e che, nonostante ciò, può risultare conveniente adottare, anche in vista delle possibili modifiche normative del futuro, che potrebbero introdurre l’obbligo del dispositivo su tutti i veicoli. Valuta questo: al momento le compagnie praticano ancora forti sconti per chi installa la black box; in futuro, se venisse introdotto l’obbligo, potrebbe cadere anche questo vantaggio.

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In caso di incidente stradale in cui viene riconosciuto il concorso di colpa, la legge stabilisce una presunzione di pari responsabilità tra i soggetti coinvolti. Questo comporta che, di regola, le spese dovranno essere ripartite tra tutti i conducenti. Il principio in questione, tuttavia, è sottoposto ad alcune eccezioni, tra cui quella che permette al singolo conducente di provare la propria assenza di responsabilità in concreto: cosa accade in questi casi? E, più in generale, in caso di concorso di colpa chi paga?

Nei prossimi paragrafi definiremo in modo puntuale quando si può parlare di concorso di colpa, quali sono le diverse cause di questo fenomeno, cosa accade alla propria classe di merito e, soprattutto, chi è tenuto al risarcimento del danno e al pagamento delle spese legali.

Il concorso di colpa nel Codice della Strada

Come anticipato, il Codice della Strada stabilisce in via di prima approssimazione che quando si verifica un sinistro che coinvolge due o più veicoli la responsabilità deve essere ripartita in misura uguale tra tutti gli automobilisti coinvolti. In altre parole, si parte sempre dal presupposto che tu e l’altro conducente, in qualsiasi caso di sinistro che prevede la collisione di due veicoli, siate parimenti responsabili. Il che significa che la maggior parte dei sinistri finisce per essere qualificata in concorso di colpa.

Tuttavia, come approfondiremo più avanti, la legge prevede anche che il concorso di colpa non trova applicazione nel caso in cui si dimostri che è stato uno dei due conducenti a violare le norme sulla circolazione stradale; in altri termini, se riesci a dimostrare di non aver commesso infrazioni, la responsabilità si sposta unicamente sulla parte per cui sono accertate violazioni. Peraltro, la responsabilità di cui parliamo può essere riconosciuta sì per tutti i soggetti coinvolti, ma è possibile che la quota di colpa non sia identica: in questo caso ne risentirà anche la quota di risarcimento che grava su ciascun automobilista.

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Capire come funziona il concorso di colpa, quali sono le sue conseguenze e, soprattutto, chi paga richiede un esame più approfondito della disciplina: ecco, quindi, tutte le informazioni necessarie per capire cosa fare in caso di sinistri con concorso di colpa.

Cosa significa concorso di colpa in un incidente stradale

Il principio che abbiamo appena descritto, in forza del quale il concorso di colpa viene presunto, è descritto dettagliatamente dall’articolo 2054 del Codice Civile, il quale prevede che “nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli”.

Il significato del concorso di colpa, quindi, sta tutto in questa definizione: per ciascun veicolo coinvolto nell’incidente si presume una quota di responsabilità pari tra i rispettivi conducenti. Per fare un esempio, se ad un incrocio non rispetti il rosso e l’altra auto, in eccesso di velocità, ti viene contro, di regola (è bene precisare che si tratta di una generalizzazione) sia tu che l’altro conducente sarete coinvolti allo stesso modo nel sinistro.

Questa presunzione ammette, tuttavia, la prova contraria. Questo significa che ciascuno dei soggetti coinvolti (ai quali, astrattamente, potrebbe essere affidata una quota di colpa nel sinistro) può dimostrare l’assenza di propria responsabilità, scaricando tutte le colpe (o parte di esse) sull’altra persona.

Ciò comporta, inevitabilmente, la necessità di accertamenti, che possono svolgersi sia grazie alle perizie assicurative, sia, se non si riesce ad arrivare ad un accordo, nel processo: in questo caso, saranno gli avvocati a difendere i diversi conducenti (o le rispettive compagnie di assicurazione) e il giudice deciderà, con la sua sentenza, a chi attribuire la responsabilità e, in caso di riconosciuto concorso, a quanto ammonta la relativa quota.

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In effetti, quando la legge parla di concorso di colpa descrive soltanto uno dei due fenomeni in cui si può realizzare il concorso, cioè quello paritario. Viceversa, è possibile che le quote di responsabilità dei soggetti coinvolti non siano uguali. E’ per questo che si distingue normalmente tra:

  • concorso di colpa effettivo;
  • concorso di colpa paritario.

Nel concorso di colpa effettivo si arriva a dimostrare, dopo gli accertamenti sulle dinamiche del sinistro, che la responsabilità appartiene sì ad entrambi i conducenti, ma non in quote uguali (perché, ad esempio, a te viene attribuita una responsabilità del 30% mentre all’altro conducente del 70%). E’ quanto accade, ad esempio, se urti un’altra auto per eccesso di velocità e l’altra ha fatto altrettanto, ma il conducente, oltre ad essere in eccesso di velocità era anche in stato di ebbrezza.

Nel concorso di colpa paritario, invece, si dimostra che l’incidente si è verificato per una responsabilità pari tra i soggetti coinvolti: il tipico esempio, in questa ipotesi, è quello della collisione tra specchietti retrovisori che avviene fra automobili che marciano in senso opposto, quando entrambe guidano oltre la mezzeria della carreggiata.

Determinare la quota di responsabilità di ognuno dei conducenti non è sempre un’attività semplice. In ciò possono rivelarsi utili i verbali delle forze dell’ordine, eventuali testimonianze o le risultanze delle scatole nere utili a ricostruire le circostanze dell’incidente. Esistono, inoltre, delle cause tipiche di incidente che nella prassi vengono correlate normalmente ad una certa quota di responsabilità.

Ad esempio:

  • il mancato rispetto dei limiti di velocità è sempre considerato elemento utile a determinare la responsabilità, in una quota variabile dal 30% al 70%, a seconda di quanto si sfori il limite e di altre circostanze concrete;
  • il concorso di colpa del danneggiato. Si tratta di un principio in forza del quale la persona, che ha astrattamente ragione nell’incidente, viene comunque considerata responsabile in concorso perché non ha adottato quegli accorgimenti che avrebbero potuto limitare il danno ricevuto. Ciò accade, ad esempio, per il mancato rispetto delle norme sulle cinture di sicurezza o sul limite al numero di passeggeri o sull’uso del casco per il ciclomotore, e così via. In tutte queste ipotesi, queste condotte che hanno aggravato il danno possono anch’esse determinare una certa quota di responsabilità, anche se, per ipotesi, si avesse ragione piena nell’incidente (e per questo si parla di concorso di colpa del danneggiato);
  • viceversa, può non costituire causa di concorso di colpa il mancato rispetto della precedenza “di fatto”: infatti, sebbene esista la regola per cui ha sempre precedenza chi si trova sulla destra, se l’altro conducente ha già occupato la corsia quello che avrebbe diritto alla precedenza non può parimenti occupare la strada, invocando la propria precedenza non rispettata. In questo caso, infatti, violerebbe il dovere di evitare incidenti e potrebbe vedersi addossata interamente la responsabilità del sinistro.

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La differenza tra le due tipologie di concorso incide principalmente sull’attribuzione della quota di danno, come vedremo nel prossimo paragrafo. Infatti, se viene riconosciuta una responsabilità paritaria i danni andranno divisi “ugualmente” tra i diversi conducenti responsabili, fino a concorrenza del danno effettivamente subito da ciascuna parte; viceversa, dovranno essere ripartiti in base alle quote di responsabilità di ognuno.

Allo stesso modo, i due tipi di concorso di cui abbiamo parlato producono degli effetti diversi rispetto all’aumento della classe di merito. La Legge Bersani ha stabilito che in caso di concorso di colpa paritario (quindi, con responsabilità al 50% per ciascun conducente) non è possibile aumentare la classe di merito, perché manca l’attribuzione della responsabilità principale. Ne deriva che la compagnia deve limitarsi ad annotare il sinistro nell’attestato di rischio senza rincarare il premio.

Questa regola, però, si applica fin quando non si superi, per il singolo assicurato, il 50% di responsabilità: dal che deriva che se, nei cinque anni dal primo sinistro, si compiono tanti incidenti da superare la quota del 51% allora sarà possibile assegnare il malus.

Per fare un esempio, poniamo che tu abbia commesso un incidente riconosciuto con colpa paritaria nel 2010: in questo caso vedrai la relativa annotazione nell’attestato di rischio (che, come noto, ha una validità di cinque anni), ma non un aumento di classe; se, tuttavia, nel 2014 commetti un nuovo incidente in concorso di colpa, la tua quota aumenterà oltre il 51% e conseguentemente il premio verrà ritoccato al rialzo.

Leggi anche: aumento del premio assicurativo dopo un incidente

Il problema delle quote si pone analogamente anche nei casi di responsabilità parziale. Tolti i casi di sinistro con responsabilità principale (in cui, cioè, vieni considerato unico responsabile), se i sinistri denunciati all’assicurazione non comportano una responsabilità superiore al 51% non ci saranno applicazioni di malus.

Ad esempio, commetti un sinistro in concorso di colpa, con responsabilità accertata al 30% e l’anno successivo un secondo sinistro con responsabilità accertata al 15%: in questo caso non ci sarà aumento, dal momento che la somma delle due quote arriva al 45%. Se, invece, il secondo incidente ti verrà addebitato con quota del 25% (e lo stesso vale anche nel caso in cui addirittura il primo incidente ti sia stato riconosciuto, ad esempio, con quota del 70%), avrai superato la soglia di tolleranza e subirai l’applicazione del malus.

Concorso di colpa: chi paga i danni

Dal punto di vista delle conseguenze risarcitorie (quindi, per capire chi paga in caso di concorso di colpa), quanto abbiamo detto comporta che ciascuno dei conducenti coinvolti sarà tenuto a rimborsare l’altro per una percentuale pari alla propria quota di responsabilità, rispetto all’ammontare dei danni prodotti dal sinistro.

Ipotizzando una responsabilità paritaria tra due conducenti (quindi, una percentuale del 50% per entrambi), ciò può dare luogo alla seguente situazione: se la tua auto ha subito 1.000 euro di danni e l’altra 1.800 (per un totale del danno arrecato ai due veicoli di 2.800 euro), ciascuno dei conducenti dovrà vedere risarcito il danno riferito al proprio veicolo. Stando all’esempio che stiamo facendo, se viene riconosciuta la responsabilità, l’altra parte avrà diritto a 1.400 euro, mentre a te toccheranno sempre e solo 1.000 euro (perché a tanto ammonta il danno riferito al tuo veicolo).

Questo numero è determinato dalla divisione a metà del totale complessivo dei danni, il che comporta che il conducente che ha riportato il danno minore vedrà ristorato integralmente il sinistro, mentre l’altra parte riceverà un indennizzo inferiore al valore del sinistro, perché, in caso di concorso di colpa, ciò che conta è l’ammontare complessivo dei danni, non quelli riferiti al singolo veicolo.

Il discorso, però, va coniugato con la disciplina dell’assicurazione RC auto. In caso di sinistri, infatti, se entrambi i conducenti sono regolarmente assicurati, sono le compagnie a dover risarcire il danno. Ne consegue che, nel caso riportato, sarà la tua compagnia a dover risarcire la controparte per un valore pari alla metà dei danni complessivi.

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Dal momento che la quota riconosciuta è stata paritaria, questo si traduce in un vantaggio per la parte che ha subito meno danni in termini economici e, viceversa, in uno svantaggio per chi ha subito un danno maggiore, dal momento che vedrà ricevere un risarcimento inferiore all’ammontare del danno (sempre stando all’esempio fatto, l’altro conducente vedrà risarciti solo 1.400 euro dalla tua compagnia, dovendo poi provvedere a proprie spese per la restante quota di riparazioni).

Quanto abbiamo detto vale unicamente nel caso del concorso paritario che, va aggiunto, è molto raro. Normalmente, infatti, gli accertamenti ad opera delle forze dell’ordine, dei periti o del giudice permettono di stabilire un concorso di colpa effettivo, con quote ben determinate. In questo caso, l’ammontare del risarcimento sarà ripartito diversamente a seconda della quota assegnata a ciascun automobilista.

Tornando all’esempio di sopra, se la tua quota di responsabilità venisse riconosciuta al 70%, inevitabilmente la quota “astratta” del danno a tuo carico (o, meglio, che la tua compagnia sarà chiamata a risarcire) salirà a 1.960 euro. Il che, in concreto comporterà che l’altro automobilista riceverà 1.800 euro dalla tua compagnia assicurativa, mentre tu avrai a disposizione (2.800 – 1.960 =) “soltanto” 840 euro, sui 1.000 che servono a coprire i danni ricevuti dal tuo veicolo.

In entrambe le forme di responsabilità in concorso, la regola generale vuole anche che il pagamento dei risarcimenti avvenga da parte delle compagnie assicurative dei rispettivi conducenti, nel senso che ciascuna provvederà a risarcire l’assicurato dell’altra. Quindi, sia in caso di concorso paritario che di concorso effettivo, ogni assicurazione provvederà a pagare il risarcimento alla controparte (secondo le quote accertate in via di accordo o dopo un processo).

A questo schema, però, fa eccezione la prassi più recente, del cd. risarcimento diretto: in questo schema, quando si verifica un concorso di colpa in incidente stradale, le compagnie potrebbero accordarsi nel senso di pagare direttamente i propri assicurati, evitando così i problemi derivanti dal dover richiedere le somme ad una compagnia diversa dalla propria.

Tamponamento e concorso di colpa

Il tamponamento è una delle cause più frequenti di sinistro stradale. A prima vista, potrebbe stupire il fatto che ne parliamo in materia di concorso di colpa, dal momento che tutti sanno (o dovrebbero sapere) che quando avviene un tamponamento la colpa è sempre attribuita a chi tampona, dal momento che non ha rispettato le dovute distanze di sicurezza che avrebbero permesso una frenata sicura.

In realtà, le cose non stanno semplicemente così. Infatti, anche per questa tipologia di sinistri valgono le eccezioni viste a proposito della regola del concorso di colpa, nel senso che il conducente che ha cagionato il sinistro può sempre provare di aver rispettato il Codice della Strada o che l’altro ha commesso delle violazioni o tenuto una condotta di guida imprudente.

Quindi, sebbene il tamponamento parta da una presunzione diversa da quella del concorso di colpa (in questo caso, infatti, parliamo di presunzione di responsabilità principale), è sempre ammessa la prova contraria, volta a dimostrare che, ad esempio, non hai potuto evitare l’impatto per causa non dovuta a tua negligenza.

Il tutto sta a chiarire, quindi, in cosa possa consistere questa prova contraria, capace di liberare il soggetto che ha tamponato dalla responsabilità (attribuendola in concorso con l’altro conducente o, addirittura, addossandola unicamente a quest’ultimo). Ciò può avvenire, ad esempio, quando riesci a dimostrare che la tua vettura si è trovata di fronte un ostacolo imprevedibile (come un rimorchio fermatosi all’improvviso al centro della strada dopo essersi staccato dal mezzo motore), così costringendoti ad una manovra che ti ha condotto a tamponare un’altra auto.

Una variante del discorso che stiamo facendo riguarda il caso dei tamponamenti a catena. Quando si verifica una situazione di forte traffico è possibile che un tamponamento sposti in avanti l’auto tamponata al punto di farle tamponare l’auto successiva, e così via, coinvolgendo tre o più vetture. In questo caso, si presume che la responsabilità sia del primo soggetto che ha tamponato solo quando la colonna del traffico era ferma; quando, invece, il traffico era in movimento, la giurisprudenza ritiene applicabile la regola del concorso di colpa, quindi con applicazione della presunzione di colpa paritaria tra ciascuna delle coppie di veicoli (quella che tampona e quella che viene tamponata) per mancato rispetto delle distanze di sicurezza.

Concorso di colpa, chi paga l’avvocato

Un ultimo aspetto che dobbiamo considerare a proposito del concorso di colpa in caso di incidenti riguarda il pagamento delle spese legali. Può capitare, infatti, che le trattative tra le parti coinvolte nel sinistro non bastino a giungere ad un accordo sulla individuazione delle responsabilità o sull’ammontare dei danni da risarcire. Il che, inevitabilmente, può sfociare in un processo, con la necessità di rivolgersi a dei legali.

Ebbene, per quanto riguarda le ipotesi di responsabilità principale (cioè quando viene riconosciuta la responsabilità di uno solo dei soggetti coinvolti nell’incidente, al di fuori del meccanismo del concorso), vige un principio che vale sia in ipotesi di risarcimento indiretto che diretto, per cui l’assicurazione che risarcisce il danneggiato paga anche la parcella del suo difensore, anche se è stato lo stesso automobilista a scegliere di farsi assistere in giudizio. Lo hanno chiarito, da ultimo, anche alcune pronunce della Cassazione, che ha precisato l’obbligo della compagnia di assicurazione di coprire le spese legali, sia nel caso di risarcimento diretto (quando cioè paga il proprio cliente), sia nel caso di risarcimento incrociato (quando, cioè, l’assicurazione del danneggiante paga il danneggiato).

Resta da vedere se questo principio si applica anche nelle ipotesi del concorso di colpa. In questo caso, in realtà, non esistono delle regole specifiche. Occorre valutare, cioè, se esistono degli accordi tra l’assicurazione, il cliente o il difensore, se l’avvocato è scelto dalla compagnia o se, invece, è scelto dall’assicurato, e così via.

In linea di massima, tuttavia, se manca un accordo in tal senso, si ritiene applicabile lo stesso principio di ripartizione dei risarcimenti basato sulle quote di responsabilità. Da ciò deriva che:

  • in caso di responsabilità paritaria, le spese legali verranno ripartite equamente tra le due compagnie assicurative, secondo il meccanismo di quote ideali prima esaminato;
  • in caso di responsabilità effettiva, invece, la compagnia del soggetto che presenta una quota maggiore di colpa pagherà in proporzione anche le spese del difensore.

Normalmente, l’assicurazione che è stata chiamata a pagare farà un’offerta onnicomprensiva delle spese legali, quindi tenendo conto sia del risarcimento da destinare al conducente sia della parcella del difensore.

Se avvocato e cliente si sono accordati per una somma superiore a quanto ricevuto dall’assicurazione, è ovvio che sarà il cliente a dover pagare la differenza; viceversa, se l’accordo con il difensore è nel senso che a questo toccherà quanto riconosciuto dalla compagnia, allora il cliente-automobilista sarà liberato da ogni altra spesa.

In assenza di accordo, invece, la parcella si formerà unicamente al termine del processo: in questo caso, l’assicurazione pagherà unicamente il danneggiato e sarà poi questi a dover onorare il compenso con il difensore.

Leggi anche: cosa fare se l’assicurazione non vuole risarcire

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Il mercato assicurativo è stato profondamente inciso dall’entrata in vigore della Legge Bersani: quest’ultima, tra le altre cose, ha previsto un meccanismo in forza del quale è possibile ereditare la classe di merito di altro soggetto, purché inserito nel medesimo stato di famiglia e risulti convivente con il beneficiario.

Tuttavia, perché si possa applicare il beneficio in questione, che permette di ottenere una classe di merito più conveniente rispetto alla propria, è necessario che vengano rispettati alcuni requisiti. In questo articolo approfondiremo, appunto, in che modo ottenere gli effetti della Legge Bersani ed in quali casi ciò è possibile.

Come ereditare classe di merito

Prima di entrare nel vivo del discorso, forse potresti aver bisogno di un breve ripasso su cos’è la classe di merito (o CU): si tratta di un parametro attraverso il quale le compagnie di assicurazione misurano il livello di rischio connesso, per ciascun veicolo assicurato, ad ogni cliente. Ne consegue che la classe di merito risulta essere influenzata dai meccanismi del bonus/malus, per cui se commetti incidenti ottieni un innalzamento della c.d.m., viceversa questa si abbassa col passare del tempo.

Leggi anche: come calcolare la tua classe di merito

L’utilità di questo sistema è duplice. Infatti, dal lato delle compagnie di assicurazione, la classificazione dei clienti secondo la relativa rischiosità permette di parametrare in concreto il rischio di dover essere chiamate a risarcire i danni derivanti dal sinistro, portandole a chiederti un premio tanto più elevato quanto più alta sarà la tua classe di merito; dal lato del cliente, invece, il sistema delle classi di merito permette ai conducenti più virtuosi di beneficiare di un minor costo per la RC auto.

Una delle particolarità del sistema delle classi di merito è che i neo-assicurati vengono di diritto inseriti nella classe più alta: questo avviene sia perché, normalmente, le persone che stipulano da zero un contratto di assicurazione sono quasi sempre neo-patentate, sia perché, anche se erano state precedentemente assicurate, non hanno continuato a mantenere attiva una polizza nei cinque anni precedenti, così venendo meno ogni riscontro sullo storico dei rischi degli ultimi anni. In entrambi i casi, quello che accade è che la compagnia assicurativa presume un maggior livello di pericolosità dei neo-assicurati, con conseguente inserimento nella categoria più alta e pagamento dei premi maggiori.

E’ proprio su questo meccanismo che è intervenuta la Legge Bersani (si tratta della Legge 40/2007): la riforma ha permesso di ereditare la classe di merito da altro conducente già assicurato e presente nello stesso nucleo familiare, quando si acquista una nuova automobile.

In via generale, però, esistono dei requisiti che devono essere rispettati e che, salvo quanto diremo più avanti in relazione ai singoli casi più rilevanti nella prassi, sono i seguenti:

  • si deve trattare di veicolo assicurato per la prima volta da un componente del nucleo familiare (quindi, si può trattare anche di auto usata, purché mai prima assicurata da un convivente);
  • la classe di merito da ereditare deve essere riferita ad una persona che possiede una polizza attiva e non scaduta;
  • il primo veicolo e il successivo devono essere intestati entrambi a persone presenti nel medesimo stato di famiglia;
  • come vedremo meglio più avanti, la Legge Bersani si applica solo alle persone fisiche (salve le ditte individuali) e purché tra soggetti conviventi e iscritti nello stesso stato di famiglia;
  • infine, tra i due veicoli (quello di prima proprietà e quello nuovo) vi deve essere identità di tipologia (non si può ereditare la c.d.m. per una polizza auto da una polizza moto, e viceversa).

Ereditare classe di merito defunto

Tra le condizioni per l’applicazione della Legge Bersani ce n’è una che abbiamo dato per implicita. Dal momento che la legge parla di persone conviventi e inserite nello stesso stato di famiglia, bisogna assumere che per ereditare la classe di merito è necessario che il soggetto da cui si ottiene “l’eredità” deve essere in vita. Ne consegue che, di norma, non è possibile ereditare la classe di merito di un defunto.

In particolare, quando il titolare di una polizza auto muore è necessario avvisare la compagnia di assicurazione, la quale potrebbe proporre agli eredi o ai parenti due alternative: la cessazione immediata del contratto o l’ulteriore copertura per i sei mesi successivi al decesso del titolare, purché in regola con il pagamento del premio.

La scelta tra le due alternative potrebbe essere, ovviamente, influenzata dalla prospettiva di ereditare la classe di merito del defunto, nel senso che, ad esempio, potresti valutare l’opzione di mantenere attiva la polizza quel tanto che occorre per stipularne un’altra con l’applicazione dei benefici della Legge Bersani.

Ma questa operazione è possibile, alla luce della regola generale che abbiamo sopra esaminato? In realtà, ereditare la classe di merito del defunto è sempre possibile in un caso particolare, dove non opera la Legge Bersani.

Parliamo del coniuge in comunione dei beni che abbia completamente intestata a sè stesso l’automobile. In questo caso, l’automobile viene sottratta dal meccanismo ereditario e rimane al coniuge superstite in comunione dei beni, evitando in tal modo il declassamento della polizza.

Facciamo un esempio: due coniugi possiedono un’auto di famiglia, intestata ad uno solo dei due; l’altro è titolare di una polizza auto con c.d.m. molto bassa e successivamente muore. Se tra i due coniugi non esistesse un regime di comunione dei beni e l’automobile non fosse di proprietà esclusiva del coniuge superstite, questa, compresa la polizza a cui è legata, si troverebbe coinvolta nella successione: con la conseguenza del suo passaggio agli eredi (compresi i figli) ai quali non può essere fatta ereditare la classe di merito del defunto (perché ipotesi non coperta dalla Legge Bersani).

Viceversa, nel caso che abbiamo sopra visto, si ha una successione nella polizza in capo al coniuge superstite (intestatario del veicolo al 100%), perché si evita il passaggio agli eredi dell’automobile.

Nei casi in cui, invece, opera il normale meccanismo di successione, quello cioè che normalmente non permette l’applicazione della Legge Bersani, come ci si può regolare? Anche in questo caso, facciamo un esempio: hai ricevuto in eredità l’automobile del tuo genitore defunto e ti stai chiedendo se, estendendo la validità della polizza del defunto per sei mesi aggiuntivi puoi beneficiare di quest’ultima ai fini della Legge Bersani.

Ebbene, la risposta è no: in questo caso, il passaggio in eredità della vettura comporta l’impossibilità di applicare la regola appena vista, che vale unicamente per il coniuge in comunione dei beni. In tutte le altre ipotesi, anche stando alle condizioni della Legge stessa (che parla di persone vive e conviventi), non è possibile ereditare la classe di merito del defunto.

Ereditare classe di merito genitori

Molto più semplice la questione per coloro che intendono ereditare la classe di merito dei genitori, dal momento che proprio il caso dei figli neopatentati o neo-assicurati è quello avuto a mente da chi ha scritto la Legge Bersani.

Normalmente, chi ha da poco conseguito la patente e vuole stipulare una nuova polizza dovrebbe partire dalla classe di merito più elevata, in considerazione dell’alto tasso di rischio dovuto all’inesperienza.

Proprio in questi casi, la Legge Bersani permette ai neopatentati di ereditare la classe di merito del genitore (che si presume essere più bassa, proprio per il maggior grado di esperienza alla guida). I figli, infatti, possono partire dalla c.d.m. dei genitori, a condizione che:

  • risultino conviventi (cioè avere la stessa residenza) e inseriti nello stato di famiglia del padre o della madre da cui si eredita la c.d.m.;
  • rivolgano la nuova assicurazione all’acquisto di una nuova auto, sia appena immatricolata che usata, mai precedentemente assicurata da un membro della famiglia.

Se, ad esempio, possiedi la prima classe di merito, tuo figlio neopatentato potrà acquisire anch’egli la prima classe, invece di entrare nel sistema assicurativo dalla più alta: il che si tradurrà in un consistente risparmio in termini di premio. E questo anche se il suo premio sarà comunque più elevato del tuo, a parità di compagnia, dal momento che la tua prima classe sarà considerata “originale”, mentre la sua “ereditata”: ma, come si suol dire, è il risultato che conta.

Occorre precisare, a questo proposito, che la nuova automobile e il nuovo contratto di assicurazione non devono essere necessariamente intestati alla stessa persona: infatti, è possibile intestare la nuova auto al genitore e la polizza al figlio, o viceversa, purché si tratti di persone conviventi, che il veicolo sia della medesima tipologia rispetto a quello da cui si eredita la classe di merito e che non sia stato precedentemente assicurato con i privilegi Bersani.

Ereditare classe di merito convivente

In generale, al di là dei figli, l’applicazione della Legge Bersani è ammessa in tutti i casi in cui esiste un rapporto di stabile convivenza, come accertato dall’appartenenza al medesimo stato di famiglia. Infatti, la normativa, purché siano rispettate le condizioni generali prima esaminate, permette a due familiari di potersi passare la classe di merito.

Occorre precisare che l’espressione “familiari conviventi” non può essere limitata unicamente alle persone che hanno un rapporto di parentela riconosciuto dalla legge: questa, infatti, non è una condizione espressamente richiesta. Anzi, la normativa si limita unicamente a chiedere:

  • l’inserimento nel medesimo stato di famiglia;
  • l’esistenza di un rapporto di convivenza.

 

Ne consegue che è possibile ereditare la classe di merito del convivente, anche se non sposato. Peraltro, alla luce delle nuove norme sulle unioni civili, ormai questa facoltà è diventata un vero e proprio diritto. Dunque, purché due persone presentino la medesima residenza e siano inserite all’interno del medesimo stato di famiglia, sarà possibile usufruire dei benefici della Legge Bersani.

Leggi anche: aumento assicurazione dopo sinistro

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Un incidente stradale può capitare tutti i giorni: anche se si tratta di episodi blandi, però, ci sono sempre delle conseguenze. Una di queste è senz’altro l’aumento rca in caso di sinistro: se l’incidente è dovuto a tua responsabilità, infatti, sarà la tua compagnia a risarcire il danneggiato. Ovviamente, ciò comporterà a tuo carico un aumento dell’assicurazione auto.

Ma come funziona, nel dettaglio, l’aumento rc auto? Quali sono i meccanismi che entrano in gioco e che determinano, in caso di sinistri, il rincaro seguente al pagamento dell’indennizzo da parte della compagnia? In questo articolo troverai risposta a tutte queste domande: dal sistema delle classi di merito al calcolo degli aumenti assicurazione.

Leggi anche: quando si applica l’Indennizzo Diretto

Aumento rca per sinistro e classi di merito

Per poter determinare in concreto il funzionamento dell’aumento assicurazione dopo un sinistro è importante avere chiari i meccanismi alla base del sistema delle classi di merito. Saprai, sicuramente, che l’assicurazione auto obbligatoria (la RC auto, per intenderci) prevede un sistema di bonus/malus che comporta l’assegnazione di ogni automobilista in una specifica classe di merito.

Questo sistema permette alle compagnie di identificare ciascun assicurato in base al proprio profilo di rischio: in altri termini, a seconda della condotta di guida più o meno prudente, verrai inserito in una specifica classe di merito. Ciascuna compagnia adotta diversi criteri e parametri che vengono seguiti per determinare il meccanismo di passaggio dall’una all’altra classe: è anche per questo motivo che è stato introdotto il sistema universale (la cosiddetta CU), che permette di comparare in ogni momento il proprio livello di rischio a prescindere dalla classifica interna ad ogni compagnia (e che risulta indicato nell’attestato di rischio, documento necessario per cambiare assicuratore).

Leggi anche: come calcolare la propria classe di merito

Quando si sottoscrive per la prima volta un contratto di assicurazione (a meno di non ricorrere alle agevolazioni del Decreto Bersani), si viene solitamente inseriti alla classe di merito base. Col passare del tempo, se l’automobilista non commette sinistri che determinano l’obbligo di risarcimento in capo all’assicurazione, si ottiene il passaggio alle classi di merito più basse (il cd. bonus). Al contrario, se si commettono incidenti (come vedremo meglio più avanti), la classe di merito acquisita viene persa, ritornando a quelle di livello maggiore: questo è quello che si intende quando si parla di aumento della classe di merito.

L’inserimento nell’una o nell’altra classe di merito dipende, come detto, dal livello di pericolosità del soggetto: in altri termini, le classi di merito sono degli indici che le compagnie assicurative utilizzano per determinare il livello di rischio connesso al tuo storico da automobilista. Ne consegue che quanto più alto sarà il rischio tanto maggiore sarà la classe di merito, e viceversa. Da ciò dipende, inoltre, l’importo che la compagnia ti chiederà per poterti assicurare: se il rischio di commettere incidenti è più alto (e quindi la compagnia ha più probabilità di essere costretta a pagare risarcimenti ai danneggiati), allora il premio che ti verrà chiesto sarà più elevato.

Aumento assicurazione in caso di sinistri

Entrando nel vivo del discorso, quando provochi un incidente stradale c’è il rischio di vedere aumentata la propria classe di merito. Nel dettaglio, l’aumento in questione è pari a due classi: il che significa che se appartieni alla sesta classe e provochi un incidente, quando avviene la denuncia all’assicurazione e si riscontra la tua responsabilità, subirai un passaggio all’ottava classe con conseguente aumento del premio.

E’ importante precisare, però, che questo meccanismo di aumento assicurazione per incidente non è automatico. In effetti, non ogni sinistro denunciato alla compagnia assicurativa è idoneo a determinare l’aumento di classe (e, quindi, dei costi dell’assicurazione). Questa conseguenza si determina soltanto per quegli incidenti per i quali l’assicurato è ritenuto responsabile. Ciò significa, innanzitutto, che non devi temere un aumento dell’assicurazione in tutti i sinistri in cui sei vittima: in questo caso, anzi, dovrai aspettarti il riconoscimento dell’indennizzo da parte della compagnia del danneggiante.

Per quanto riguarda, invece, i sinistri da te provocati, il cd. malus scatta soltanto quando la responsabilità dell’assicurato è superiore al 50%. Cosa significa? Essenzialmente che gli aumenti dell’assicurazione per incidente sono legati unicamente a queste due ipotesi:

  • quando il sinistro è dovuto a responsabilità esclusiva dell’assicurato (ad esempio, hai tamponato l’automobile di un altro);
  • quando il sinistro è dovuto ad un concorso di colpa, in cui la responsabilità dell’assicurato risulta superiore al 50%.

Aumento assicurazione per concorso di colpa

E’ proprio la seconda delle due ipotesi ad essere la più problematica. Infatti, nei casi di concorso di colpa, l’aumento assicurazione avviene solo se la tua responsabilità, in concorso con quella di terzi, è superiore al 50%: se non è così (ad esempio, perché la tua quota di colpa viene riconosciuta al 40%), allora non ci sarà alcun aumento di premio.

Tuttavia, le cose non si fermano a questo: se anche un unico incidente con responsabilità inferiore al 50% non determina l’aumento dell’assicurazione, per evitare questo rischio è necessario non commettere altri incidenti nel corso dei cinque anni successivi. Infatti, il sistema del bonus/malus prevede la cumulabilità delle quote di responsabilità.

Tutti gli incidenti che ti vedono responsabile (a prescindere dalla quota di colpa) vengono segnalati nell’attestato di rischio, che vale per cinque anni. Ciò significa che se, nei cinque anni dal primo sinistro, commetti tanti incidenti da portare la tuo quota di colpa oltre il 50% allora ti verrà attribuito un malus.

Per chiarire, facciamo un esempio. Tizio commette nel 2011 un incidente per cui è riconosciuto colpevole in concorso al 30%: in questo caso non subirà alcun aumento del premio. Tuttavia, nel 2013, Tizio commette un secondo incidente, per cui viene ritenuto responsabile in concorso al 25%. Sommando le due quote di responsabilità si arriva al 55%, il che comporta lo scatto di classe.

Un fenomeno ancora più incisivo riguarda il caso in cui l’automobilista compie più incidenti nell’arco dello stesso anno. In questo caso, le compagnie assicurative adottano la formula X3 – 1, dove X indica il numero di incidenti compiuti con colpa. In questo caso, se si fanno due incidenti per i quali si supera la soglia del 50%, il declassamento sarà pari a cinque classi (2×3 = 6 – 1 = 5).

A quanto corrisponde l’aumento assicurazione per incidente

Un ultimo aspetto da considerare, probabilmente il più importante, riguarda l’ammontare dell’aumento che si subisce quando si viene declassati. In proposito, è bene chiarire che è impossibile stabilire a priori a quanto corrisponderà l’aumento di premio, dal momento che ciascuna compagnia attua criteri propri per determinare i prezzi e valutare i rischi connessi a ciascuna classe di merito. Tuttavia, è possibile ricorrere ad alcune indicazioni generali che ti permetteranno di farti un’idea di cosa aspettarti.

Per approfondire: Quando si perde la classe di merito

Innanzitutto, la maggior parte delle compagnia adegua gli aumenti di premio in base alla classe di provenienza dell’assicurato: questo significa che tanto più bassa è la classe di merito tanto minori saranno le conseguenze di un declassamento. L’aumento assicurazione se passi dalla classe 2 alla classe 4, in altre parole, sarà normalmente minore dell’aumento che subiresti con il passaggio dalla classe 10 alla classe 12.

Anche le dinamiche (e le conseguenze risarcitorie) dell’incidente possono incidere sull’ammontare del rincaro assicurativo. Un sinistro che ha provocato danni lievi determinerà un minor obbligo risarcitorio in capo all’assicurazione, che quindi potrebbe chiederti meno; un incidente che ha provocato feriti, invece, potrebbe costarti molto di più.

Altro indice che può influire sull’aumento rca in caso di sinistro è l’età del conducente: normalmente i premi per i neopatentati sono molto più elevati rispetto a quelli richiesti ai guidatori esperti; conseguentemente, un aumento assicurazione per l’incidente commesso dal giovane potrà costare molto più che al conducente esperto.

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Avrai sentito senz’altro parlare di classe di merito. Ma sai esattamente come funziona e come calcolarla? La classe di merito è uno degli indici più importanti che determinano il costo delle assicurazioni, dal momento che con esse le compagnie definiscono il livello di rischio relativo a ciascun conducente. Per capire in quale categoria sei inserito, potresti trovare utile sapere come calcolare la classe di merito: ecco, quindi, tutti gli elementi da valutare e qualche strumento da utilizzare per trovare la tua classe di merito.

Come si calcola la classe di merito

Quando abbiamo detto che la classe di merito è un indice utilizzato dalle compagnie assicurative per classificare i propri clienti in base al rispettivo grado di rischio, abbiamo fatto riferimento all’elemento più importante che consente di calcolare la c.d.m.: la cd. storia assicurativa del cliente.

Se possiedi già una polizza assicurativa, potrai trovare facilmente la tua classe di merito leggendo l’attestato di rischio inviato, comunicato o richiesto alla tua compagnia assicurativa. Questa informazione ti sarà utile sia per sapere con certa approssimazione a quanto ammonterà il premio che ti verrà chiesto per la copertura assicurativa, sia per poter procedere ad un eventuale cambio di compagnia: infatti, conoscere la propria classe di merito, come risultante dall’attestato di rischio, ti permette di poter fare preventivi presso altre assicurazioni.

Ma cosa fare se non hai a disposizione queste informazioni: come calcolare la classe di merito? Se questa rappresenta l’indice di “affidabilità” del conducente, inevitabilmente il fattore che incide principalmente nella definizione della classe è la storia assicurativa del soggetto. Normalmente, le persone che non hanno una precedente assicurazione vengono di diritto inserite nell’ultima classe di merito (salva la possibilità di ereditare la classe di merito in applicazione della legge Bersani).

Pertanto, se sei un neo-assicurato, un primo metodo per calcolare la classe di merito è questo. Partendo dalla quattordicesima classe, devi sapere cosa è avvenuto nell’anno di copertura assicurativa, dal momento che è sulla base di questi eventi che la compagnia procederà al ricalcolo (solitamente, ogni dieci mesi, e cioè due mesi prima della scadenza della polizza). I fattori da considerare a questo proposito sono i seguenti:

  • presenza di sinistri liquidati e per i quali sei stato riconosciuto responsabile per una quota superiore al 50%;
  • assenza di sinistri nel periodo di riferimento;
  • cessazione della polizza.

Nel primo caso, devi considerare un aumento della classe di merito pari a due unità: infatti, per ogni anno in cui vieni considerato responsabile (unico o in solidarietà con altri conducenti, ma con quota di responsabilità che supera il 50%), la compagnia aumenterà la tua classe di merito di due posizioni, ad esempio passando dalla 12 alla 14. Se nel quinquennio la tua quota di responsabilità parziaria non supera il 50%, non subirai aumenti, ma neanche diminuzioni.

Viceversa, nel caso in cui, per ogni annualità di rapporto assicurativo, non commetti incidenti, la classe diminuisce di due unità: nell’esempio fatto sopra, scenderà da 14 a 12. Questo significa che, se hai sottoscritto per la prima volta un’assicurazione RC auto, per ogni anno di copertura senza sinistri vedrai scendere la classe di merito di due punti: con la conseguenza che in circa sette anni potresti riuscire ad arrivare alla prima (quella che corrisponde al premio più basso).

Va segnalato che molte compagnie assicurative (tenendo presente che nel libero mercato ciascuna di esse può decidere in che modo calcolare la classe di merito) offrono delle clausole che permettono di evitare l’applicazione secca del bonus/malus, così da conservare la classe di merito anche in presenza di un sinistro nel periodo di riferimento. In questo caso, però, viene normalmente chiesto un premio maggiorato.

Un discorso a parte, per capire come calcolare la classe di merito, riguarda le ipotesi di cd. “cessazione del rischio”: ciò avviene quando vendi il veicolo assicurato, oppure sospendi o non rinnovi la polizza dopo la prima (o precedenti) annualità. In questo caso, la legge dispone la conservazione della medesima c.d.m. conseguita nell’ultimo anno di copertura assicurativa per una durata di cinque anni.

Per esemplificare, se hai un’assicurazione con classe di merito 10 e decidi di vendere il tuo veicolo o di non rinnovare la polizza alla scadenza, nel momento in cui decidessi di sottoscrivere un nuovo contratto entro i primi cinque anni ripartiresti comunque dalla categoria 10.

I parametri che incidono sul calcolo della classe di merito

Quanto abbiamo detto vale in generale per la cd. classe di merito universale (o CU): normalmente le compagnie assicurative praticano anche delle classi di merito cd. interne, nel senso che per ogni classe CU dispongono delle sottoclassi che permettono loro di adattare il premio a delle specifiche circostanze. Ad esempio, la tua compagnia potrebbe considerare la tua classe 5 CU come 5A, 5B o 5C, applicando condizioni diverse per ciascuna di queste sottoclassi.

Le classi interne perdono efficacia in caso di passaggio ad una nuova compagnia o di mancato rinnovo della polizza: viceversa, rimanendo nei cinque anni, la CU rimarrà intatta. Ma in che modo le compagnie assicurative attribuiscono queste classi di merito?

In realtà esistono dei parametri specifici che vengono solitamente utilizzati proprio per determinare il grado di rischio connesso alla posizione assicurativa e che determinano, quindi, l’inserimento in una piuttosto che nell’altra categoria. Tali parametri sono:

  • il numero di anni dal conseguimento della patente;
  • la tipologia di veicoli assicurati;
  • l’area geografica di residenza del cliente;
  • l’età;
  • in caso di sinistri liquidati, la frequenza degli stessi e l’entità degli eventuali danni arrecati (che la compagnia ha dovuto risarcire).

Leggi anche: quando si perde la classe di merito

Strumenti per calcolare la classe di merito

Chiaramente, l’indicazione dei dati cui abbiamo fatto riferimento e che vengono normalmente impiegati dalle compagnie assicurative per calcolare la classe di merito, potrebbe esserti utile per operare dei calcoli di massima sulla tua attuale classe di merito. Tenendo conto del meccanismo del bonus/malus che abbiamo sopra descritto e dei fattori che vengono normalmente considerati, e conoscendo dal proprio attestato di rischio la classe di merito di provenienza, potresti utilmente calcolare a quale classe appartieni o stai per essere inserito prima del rinnovo della polizza.

Leggi anche: come funziona la copertura assicurativa dopo la scadenza della polizza

Una valida alternativa ai calcoli di questo tipo è quella di usare gli strumenti online che permettono di effettuare un preventivo delle diverse compagnie assicurative. Moltissime compagnie, infatti, adottano dei preventivatori che consentono di calcolare con alto grado di certezza la propria classe di merito. Allo stesso modo è possibile fare ricorrendo ai molti siti di comparazione, che effettuano la medesima tipologia di calcolo, salvo il vantaggio di prospettarti le soluzioni di diverse società di assicurazione.

Per procedere in questo senso dovrai inserire alcuni dati, quali la targa del veicolo che vuoi assicurare, la data di nascita dell’intestatario della futura polizza e, se a disposizione, i dati relativi alla precedente copertura assicurativa. Queste informazioni saranno sufficienti dal momento che i preventivatori possono accedere alle banche dati disponibili presso le diverse imprese di assicurazione, così riuscendo a ricostruire anche elementi risultanti dall’attestato di rischio (nel caso in cui non lo abbia più a disposizione), tra cui, appunto, la classe universale di merito cui sei attualmente assegnato.

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I costi delle assicurazioni RC auto sono senz’altro molto onerosi per ciascun conducente. Tuttavia, esistono dei mezzi per poter conoscere in modo anticipato l’ammontare dei premi e per evitare rincari o, addirittura, puntare ad una diminuzione delle tariffe. In questo caso, il metodo più efficace passa senz’altro per la comprensione del meccanismo di funzionamento della classe di merito e quindi come sapere la classe di merito.

Per questo motivo, dopo un breve ripasso di cos’è questo indice, vedremo dove vedere la classe di merito e cosa fare per utilizzare al meglio le nostre informazioni in materia.

Cos’è la classe di merito

In parole povere, la classe di merito è un fattore che viene utilizzato dalle compagnie assicurative per determinare il grado di rischiosità connesso alla posizione assicurativa di un determinato conducente. Infatti, le assicurazioni, per poter assumere il rischio di dover risarcire i sinistri causati durante la circolazione dei veicoli, hanno bisogno di determinare il merito assicurativo del proprio cliente. Questo fattore è fondamentale per calcolare il premio assicurativo, e cioè il costo che viene chiesto all’assicurato per la copertura.

Ogni compagnia di assicurazioni, dal momento che si tratta di aziende private, può utilizzare propri parametri e calcoli per determinare il livello di rischio del conducente: dal che consegue che ogni società di assicurazione può avere un proprio sistema di riferimento o, come si dice a proposito, delle classi di merito interne. Tuttavia, questo sistema, se pure presenta il vantaggio di “catalogare” i propri assicurati in modo efficiente, può dar luogo a problemi di coordinamento tra sistemi appartenenti a compagnie diverse.

Il che si traduce, a ben vedere, in un problema per i clienti stessi, i quali potrebbero trovarsi in difficoltà nel momento in cui passano da una compagnia all’altra. E’ per questo motivo che esiste la classe di merito universale (CU): quest’ultima è univoca per tutte le compagnie di assicurazioni. E’ quindi a quest’ultima che occorre guardare tutte le volte in cui decidi di fare un preventivo presso una nuova compagnia di assicurazioni o vuoi sottoscrivere una nuova polizza.
Per le stesse ragioni, allora, diventa importante capire come risalire alla classe di merito. Se non hai proprio idea di dove guardare per controllare la classe di merito, nei prossimi paragrafi ti illustreremo tutti i metodi utili a rintracciare questo prezioso dato.

Come conoscere la classe di merito dall’attestato di rischio

Verificare la classe di merito è possibile anche nel caso in cui tu non abbia assolutamente idea di dove guardare. Se non conosci questa informazione, il primo passo è quello di controllare questi due documenti:

  • l’attestato di rischio;
  • l’ultimo contratto stipulato con la compagnia di assicurazione.

Il primo documento fondamentale per sapere la classe di merito è l’attestato di rischio: quest’ultimo è un documento che le compagnie di assicurazione sono tenute ad emettere prima della scadenza del contratto. Pertanto, alla fine di ogni anno di copertura potrai richiedere e ottenere questo documento. Qui troverai una tabella riassuntiva degli eventuali incidenti commessi negli ultimi cinque anni, ma anche la classe di merito universale da cui provieni e quella di nuova assegnazione, nel caso in cui decidessi di rinnovare la polizza.

Per chiarire, immaginando che tu conosca il funzionamento del sistema bonus/malus, sull’attestato di rischio troverai, oltre allo storico sinistri, la CU di provenienza (e cioè quella che ti era stata affidata all’atto della sottoscrizione della polizza) e quella di nuova assegnazione (che varrà per le nuove annualità, che tu decida o meno di sottoscrivere il contratto con la stessa o con altra compagnia di assicurazione).

Se nella tabella sinistri non sono riportati incidenti a tuo carico, ipotizzando una classe di provenienza pari a 10, nella nuova assegnazione troverai un 9: quest’ultima cifre indica la tua CU attuale, quella per la quale verrà calcolato il premio per la stipula del nuovo contratto. In caso contrario, la classe sarà aumentata di due unità.

E’ importante chiarire che, dopo le ultime riforme sul mercato assicurativo, l’attestato di rischio non viene più inviato in formato cartaceo ai clienti. Prima, infatti, l’assicurazione era obbligata a trasmettere questo documento prima della scadenza della polizza, così da consentire al cliente di esercitare il potere di disdetta in caso volesse cambiare compagnia.

Dal momento che oggi non esiste più il tacito rinnovo e per semplificare le procedure volte a conoscere la classe di merito di assegnazione, l’attestato di rischio può essere consultato o sul sito web della compagnia oppure può essere inviato via mail. In ogni caso, è tuo diritto chiedere alla compagnia l’invio del documento (in formato elettronico o ottenendone una copia cartacea) nel momento in cui quest’ultima non avesse provveduto.

Leggi anche: Come funziona il Decreto Bersani

Risalire alla classe di merito dalla polizza

Può accadere, in un modo o nell’altro, che tu non abbia più a disposizione l’attestato di rischio e non possegga altro modo per calcolare correttamente l’attuale classe di merito in cui sei stato assegnato.

In questo caso una valida opzione per poter ottenere la propria classe di merito di assegnazione è quella di andare a recuperare l’ultimo contratto assicurativo stipulato con la società. Questo non è altro che la polizza stessa che hai sottoscritto con la compagnia di assicurazione. Qui potrai trovare i tuoi dati personali e quelli relativi al veicolo assicurato, ma, soprattutto, la classe di merito universale che ti è stata assegnata per l’anno di validità del contratto stesso.

In questo modo non avrai ancora ottenuto la classe di merito attuale, ma solo quella che avevi nell’anno precedente, cioè nel momento in cui hai sottoscritto la polizza. Per calcolare qual è la tua classe di merito di assegnazione, non dovrai far altro che applicare le semplici regole che riguardano il meccanismo del bonus malus e cioè:

  • se non hai commesso incidenti nel periodo di validità del contratto, la tua classe di merito sarà scesa di un punto rispetto all’anno precedente (tornando all’esempio precedente, sarai passato da 10 a 9);
  • se invece hai commesso un sinistro denunciato all’assicurazione e questa ha riscontrato la tua responsabilità e ha liquidato il danno, allora la classe di merito sarà superiore di due unità (nell’esempio di prima, salirai da 10 a 12). Ciò vale, però, solo se il sinistro è stato denunciato e liquidato nei 60 giorni precedenti la scadenza della polizza, giacché se ciò fosse avvenuto in un tempo successivo, l’aumento verrà calcolato dall’anno prossimo.

Se non ti fidi della tua capacità di calcolo e vuoi ottenere un risultato più affidabile, un’ultima opzione per controllare la classe di merito è quella di affidarti ad uno dei preventivatori online delle diverse compagnie o dei siti di comparazione. In questo modo, oltre ad ottenere un preventivo per un possibile rinnovo della tua polizza, avrai anche il calcolo esatto della tua classe di merito attuale.

Ti basterà inserire il numero di targa del veicolo e la tua data di nascita e il sistema provvederà a rintracciare i dati utili nei database pubblici delle diverse compagnie di assicurazione, calcolando in modo preciso le informazioni che ti occorrono.

Leggi anche: quando si perde la classe di merito?

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Hai mai sentito parlare dell’assicurazione furto auto? Si tratta di una particolare forma di assicurazione RC auto che, accanto alla garanzia per il caso di sinistri, pone una forma di risarcimento per l’ipotesi in cui il veicolo assicurato venga rubato.

Questa clausola deve essere stipulata appositamente e, normalmente, comporta un sovrapprezzo sul premio assicurativo, sebbene siano evidenti i suoi vantaggi. Tuttavia, è importante capire in cosa si sostanzia questa garanzia, cosa copre l’assicurazione furto e come stipularla: ecco, quindi, tutte le indicazioni che ti occorrono in proposito.

Assicurazione furto auto: cos’è?

Come saprai, la legge impone a chiunque possegga un veicolo per la circolazione di sottoscrivere una polizza RC auto. Esistono moltissime tipologie di assicurazione, molte delle quali prestate con condizioni e prezzi diversi a seconda della compagnia. Tuttavia, una caratteristica generale per tutte è data dal meccanismo di funzionamento di base: l’assicurazione serve a tenere indenne l’assicurato dal verificarsi di un certo evento dannoso. Ebbene, nel caso della normale RC auto il danno in questione è quello che deriva dai sinistri che possono verificarsi durante la circolazione stradale.

Accanto a quest’ultima, però, esistono numerose altre forme di garanzia, tra cui le principali sono sicuramente quelle relative al furto e incendio auto. Se possiedi un veicolo di un certo valore o temi il rischio che questo possa essere danneggiato, allora potrai essere sicuramente interessato a sapere in dettaglio cos’è l’assicurazione furto.

Rivolgendoti alla tua compagnia assicurativa potrai estendere la copertura RC auto anche al furto: si tratta di una polizza o garanzia accessoria, che prende in considerazione un evento di categoria diversa rispetto alla semplice garanzia dai sinistri.

Facciamo un esempio: se possiedi una semplice RC auto, l’assicurazione sarà chiamata a pagare al tuo posto nel momento in cui ti renderai responsabile di un incidente (riconosciuto con colpa a tuo carico); viceversa, nel caso in cui sarai tu a subire un danno sarà l’assicurazione dell’altro conducente a provvedere al risarcimento. Tuttavia, nel caso di furto del veicolo o di sua parte, una RC auto “pura” non ti sarà di alcuna utilità. Il che, peraltro, ti espone al rischio di dover subire tutte le conseguenze economiche di eventi (quali la perdita completa del veicolo) che sono normalmente più onerosi rispetto ad un semplice sinistro.

I motivi che potrebbero consigliarti di stipulare l’assicurazione furto auto sono i più diversi: oltre al caso del valore considerevole del veicolo, potresti voler prevenire qualsiasi pregiudizio perché, ad esempio, vivi in una città o in un quartiere con un consistente tasso di criminalità (in tal caso, potresti anche pensare di voler stipulare una copertura contro gli atti vandalici), o ancora perché non possiedi un garage o altro box privato e sei costretto a parcheggiare l’auto per strada durante la notte.

La stessa cosa accade anche in caso di incendio o esplosione del veicolo: anche in questo caso esiste una garanzia accessoria, che copre specificamente questo tipo di rischi. Va detto, peraltro, che molte compagnie applicano congiuntamente la garanzia per furto e incendio; tuttavia, se non interessato ad entrambe, potresti richiedere alla tua compagnia di assicurare unicamente una delle due clausole.

Infatti, sebbene queste due garanzie accessorie vengano proposte insieme, esse sono totalmente diverse, dal momento che il furto (come approfondiremo in prosieguo) copre il furto totale del veicolo o l’asportazione di sue componenti, come le ruote, il motore, e così via; l’incendio, invece, copre i danni che la macchina subisce a causa di fiamme o esplosioni, fino alla totale distruzione del veicolo.

Il fatto che queste due garanzie vengano accomunate, però, alle volte può costituire fonte di vantaggio, dal momento che ti verrà presentato un unico incremento sul premio assicurativo, con una spesa in proporzione minore rispetto alla somma delle singole voci di premio.

Assicurazione furto auto: cosa copre?

Dopo aver descritto in via generale cos’è l’assicurazione furto auto, è il momento di concentrarci sull’aspetto più importante di questa clausola di garanzia accessoria: i danni che copre.

Nello specifico, l’assicurazione furto permette all’assicurato di essere coperto dalla propria compagnia nel caso di furto completo del veicolo o di furto parziale, quindi sia nel caso in cui la vettura venga rubata che nel caso in cui vengano sottratti i più diversi componenti. In questi casi, la tua compagnia provvederà a risarcire il danno consistente nella perdita totale del veicolo (in relazione, evidentemente, al suo valore economico e comunque entro un certo massimale) o nella differenza di valore consistente alla sua sottrazione parziale.

Va precisato, però, che il risarcimento in caso di furto completo, che come abbiamo detto è parametrato al valore commerciale della tua vettura, è inevitabilmente soggetto a diminuzione nel corso del tempo: per ogni annualità in cui provvederai a rinnovare la polizza sul tuo veicolo, infatti, l’assicurazione dovrà tenere in conto il minor valore commerciale man mano che passa il tempo.

L’assicurazione furto auto non si limita a coprire le ipotesi considerate. Infatti, la gran parte delle compagnie accomuna sotto la definizione di “furto” anche molte altre ipotesi, quali:

  • la rapina o la tentata rapina. E’ il caso di sottrazione con la forza dell’auto dal suo legittimo proprietario: sebbene l’effetto pratico sia il medesimo, la rapina è diversa dal furto (che, invece, è compiuto quando il proprietario è assente o lontano dalla vettura);
  • il tentativo di furto o di scasso. Anche in questa ipotesi ci si muove su un piano diverso rispetto al furto, dal momento che, tecnicamente, uno scasso finito senza sottrazione del veicolo non comporta la perdita del medesimo, neanche in parte: in questi casi, però, le compagnie assicurative coprono i danni subiti dal veicolo, trattando la questione al pari di quanto farebbero per il furto parziale.

Nel caso di rapina, l’ammontare del risarcimento sarà il medesimo già considerato per l’ipotesi del furto totale; viceversa, nell’ipotesi del furto parziale, della tentata rapina e del tentato scasso, l’indennizzo assicurativo viene corrisposto in relazione ai costi necessari per le riparazioni del veicolo, oppure per le spese che l’assicurato abbia dovuto sostenere per acquistare e installare le componenti rubate o irrimediabilmente danneggiate.

La clausole aggiuntive e i danni non coperti dall’assicurazione furto

Altra precisazione da fare riguarda la possibile esistenza di un massimale o di una franchigia: in tutte le ipotesi considerate, infatti, è possibile che la compagnia, a seconda di cosa è affermato nella polizza, non copra i danni che siano inferiori ad un certo ammontare (i quali, quindi, restano a carico dell’assicurato) o, al contrario, quelli che superano una certa soglia.

Tuttavia, è molto frequente la possibilità di stipulare una clausola aggiuntiva alla polizza, eliminando la franchigia o stabilendo un massimale aggiuntivo, pagando però un costo maggiore in termini di premio assicurativo.

Viceversa, non sono normalmente inclusi all’interno dell’assicurazione furto auto i danni subiti agli oggetti o alle cose presenti all’interno del veicolo, anche in caso di distruzione totale o smarrimento dei medesimi. Per fare un esempio: se hai lasciato lo smartphone nell’automobile e questa ti viene rubata, l’assicurazione non coprirà anche il costo dell’oggetto; allo stesso tempo, se durante la rapina il ladro dovesse aver danneggiato la costosa radio che hai montato in auto, questo tipo di danno resterà a tuo carico.

Anche in questa ipotesi, però, è possibile estendere la copertura dell’assicurazione furto auto anche agli oggetti di valore che si trovino all’interno del veicolo, come cellulari, autoradio, navigatore satellitare e così via.

Inoltre, a discrezione della singola compagnia assicuratrice, è possibile estendere ulteriormente la copertura dell’assicurazione furto anche ad altri elementi: ad esempio, potresti considerare utile assicurare il danno dovuto allo scasso della porta d’ingresso del box auto. Si tratta, chiaramente, di estensioni che esulano dalla copertura normale dell’assicurazione furto auto, per cui è necessario verificare di volta in volta se l’assicurazione è disposta a coprire anche queste ipotesi.

Viceversa, è sempre escluso il risarcimento per i danni:

  • verificatisi durante una guerra, un tumulto popolare, attacchi terroristici e altre ipotesi emergenziali riconducibili alle precedenti;
  • causati dal medesimo assicurato con dolo o colpa grave (tipico l’esempio del furto inscenato o realizzato in complicità con altro malvivente);
  • avvenuti in seguito a utilizzo improprio della vettura (ma qui è maggiore il tasso di discrezionalità della compagnia e, conseguentemente, più ampia la possibilità per l’assicurato di provare il contrario).

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Assicurazione furto auto: come stipularla

Prima di concludere, è appena il caso di fornire qualche indicazione sulle modalità con cui è possibile chiedere alla propria compagnia la copertura per il furto (o anche per l’incendio). Normalmente, questa e le altre garanzie accessorie vengono incluse all’interno di pacchetti che si affiancano alla RC auto, sia che tu l’abbia già stipulata sia che si tratti di una nuova assicurazione. A volte, le compagnie possono offrire ai propri clienti di vecchia data pacchetti furto “light” (privi, cioè, delle clausole extra che abbiamo prima trattato) in modo gratuito, oppure proporre il pacchetto furto e incendio a prezzi vantaggiosi.

Per sottoscrivere questo tipo di polizza sarà quindi necessario avere con sè i documenti normalmente chiesti per la stipula della RC auto, quali i documenti di riconoscimento, l’attestato di rischio, patente e libretto di circolazione.

Per quanto concerne, invece, le modalità di funzionamento della garanzia furto auto, vediamo in sintesi gli elementi salienti:

  • trattandosi di garanzia accessoria rispetto alla RC auto, questa subirà le stesse sorti del contratto principale. Quindi, scadenza, cancellazione e rinnovo saranno svolte con le medesime modalità;
  • per quanto concerne la denuncia all’assicurazione, è possibile riscontrare qualche differenza rispetto alla normale denuncia di sinistro. In particolare, l’assicurato è tenuto, nei casi di furto parziale, a fornire all’assicurazione tutti gli elementi utili a valutare il danno subito dal veicolo; viceversa, in caso di furto totale, è onerato a sporgere denuncia alle autorità, inviando alla propria compagnia il certificato di furto rilasciato dalle forze dell’ordine, copia del proprio documento di identità e, se ancora posseduti, certificato di proprietà e chiavi della vettura.

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Hai mai sentito parlare di ereditarietà della classe di merito? Si tratta di un meccanismo, introdotto dal Decreto Bersani (poi convertito nell’omonima Legge, per cui è possibile identificare il provvedimento in entrambi i modi) in forza del quale è possibile ereditare la classe di merito di un parente convivente per evitare, soprattutto nel caso di giovani neo-patentati e nuova auto da assicurare, di entrare nel sistema assicurativo partendo dall’ultima classe.

Questo provvedimento ha permesso, così, a moltissimi di poter ottenere dei consistenti risparmi per l’assicurazione RC auto. Ma come funziona la Legge Bersani? In questa guida ti illustreremo tutto ciò che occorre sapere per poter beneficiare della Legge Bersani, dalle persone che ne hanno diritto alle condizioni per la sua applicazione.

Assicurazione con Legge Bersani

Abbiamo già indicato che per definire la Legge Bersani (si tratta della Legge 40/2007) si utilizza anche il termine “Decreto”. Ciò che conta, tuttavia, è che questo provvedimento è intervenuto su moltissime materie, come indicheremo a breve, tra cui il mercato assicurativo.

Il meccanismo che qui ci occupa è quello che ti permette di assicurare una seconda auto, in capo ad un componente della famiglia non precedentemente assicurato, con la medesima classe di merito della prima. Si è trattato, come potrai ben immaginare, di una vera e propria rivoluzione nel mercato assicurativo: infatti, prima della Legge Bersani, i nuovi veicoli dovevano essere assicurati con la classe di merito di base, il che comportava che per la nuova vettura familiare era necessario partire dalla classe più alta, con conseguente aggravio di spesa sul bilancio familiare.

Per fare un esempio, prima della Legge Bersani se intendevi acquistare un’auto a tuo figlio, da poco patentato, e conseguentemente assicurare la sua posizione, saresti andato incontro ad una richiesta di premio particolarmente elevata. Oggi le cose sono decisamente cambiate, almeno in astratto (e chiariremo dopo entro quali limiti): infatti, grazie alla Legge Bersani è possibile assicurare i nuovi veicoli, nuovi e usati, partendo dalla stessa classe di merito del familiare convivente.

Anche in questo caso, un esempio potrà aiutarti a capire subito di cosa stiamo parlando: prima della Legge Bersani, i possessori di automobili e moto potevano essere inseriti all’interno di una classe di merito molto elevata, sia nel caso di numerosi sinistri a proprio carico, che di diritto, come avveniva per i neopatentati. La spiegazione di questo fenomeno è semplice: in entrambi i casi, la compagnia di assicurazione è tenuta a certificare il maggior livello di rischio (connesso ad un profilo automobilistico che ha causato molti incidenti o che si presenta come ancora “inesperto”), con conseguente richiesta di un premio molto elevato.

Oggi, invece, tu o i tuoi familiari potrete ereditare la classe di merito del componente della famiglia più virtuoso, cioè con classe di merito più bassa: si tratta di una vera e propria agevolazione, che non a caso viene definita “beneficio”. Beneficiare della Legge Bersani significa, appunto, vedersi applicato un premio inferiore, poiché più bassa sarà la classe di merito di partenza.

Leggi anche: come si perde la classe di merito

Abbiamo già fatto cenno, indirettamente, ad alcuni dei requisiti per poter accedere ai benefici della Legge Bersani: di seguito approfondiremo in dettaglio le previsioni specifiche di questo provvedimento e indicheremo tutte le condizioni necessarie e le procedure da seguire per poter ottenere i vantaggi legati a questo provvedimento.

Cosa prevede il Decreto Bersani

Come abbiamo già anticipato, il Decreto Bersani (D.L. 223/2006, convertito nell’omonima Legge del 2007), non si è occupato unicamente di classe di merito, ma ha inserito una serie di riforme molto importanti per il mercato assicurativo, intervenendo a correggere alcuni elementi che ne inibivano la trasparenza nei confronti dei clienti.

A titolo esemplificativo, ci limitiamo ad indicare le previsioni più importanti di questo provvedimento in materia assicurativa:

  • nel caso di sottoscrizione di nuova polizza, i clienti hanno diritto a mantenere la medesima classe di merito riferita all’anno precedente (grazie al meccanismo della CU universale che rimane inalterata, grazie alla vigenza dell’attestato di rischio e salva la commissione di nuovi sinistri, per cinque anni);
  • in caso di sinistri, la compagnia assicurativa non può procedere immediatamente a declassare la posizione del cliente, finché non siano intervenuti i dovuti accertamenti e, in particolare, la definizione della quota di responsabilità del cliente nell’incidente in questione;
  • è stato previsto, sempre in caso di sinistri, che il cliente possa richiedere direttamente alla propria compagnia l’indennizzo (si parla comunemente del cosiddetto indennizzo diretto), quando l’incidente non è dovuto a colpa del medesimo o in caso di incidente con responsabilità parziale inferiore al 50%, accelerando così le pratiche necessarie alla liquidazione dei danni e lasciando in capo alla propria compagnia l’onere di riscuotere le somme dalla compagnia dell’altro conducente o direttamente da quest’ultimo;
  • è stato abolito il meccanismo del tacito rinnovo, che comportava l’automatica rinnovazione delle polizze alla scadenza annuale; con il nuovo sistema, le compagnie non possono stipulare contratti pluriennali, permettendo al cliente di potersi svincolare, anche in assenza di una formale disdetta, dal vecchio assicuratore, così dando la possibilità ai consumatori di poter trovare sempre la compagnia che pratica le condizioni (anche economiche) migliori.

Dopo questa breve panoramica, che dovrebbe esserti utile per comprendere l’importanza capitale che ha rivestito la Legge Bersani nel campo dei contratti assicurativi, possiamo tornare ad occuparci del tema più importante: quello della possibilità di ereditare la classe di merito. Nei successivi paragrafi ci occuperemo di esporre nel dettaglio tutto ciò che occorre per capire come funziona la Legge Bersani su questo argomento: chi ne ha diritto e a quali condizioni, come richiedere l’applicazione del beneficio e quali sono gli effetti del suo riconoscimento.

Chi ha diritto alla Legge Bersani

Il primo aspetto di cui dobbiamo occuparci riguarda l’individuazione di chi beneficia della Legge Bersani. Come ricorderai, abbiamo anticipato che la prima condizione necessaria per poter usufruire del beneficio in questione è quella di appartenere allo stesso nucleo familiare del soggetto da cui si eredita la classe di merito. Occorre chiarire la portata di questa condizione, perché non è sempre facile capire quando si può dire rispettata.

Partiamo dall’ipotesi più semplice: nel caso in cui tu sia figlio di una persona assicurata o il genitore di un neopatentato, per poter ereditare o far ereditare la classe di merito è necessario che quest’ultima arrivi da un membro vivo del nucleo familiare, come risultante dallo stato di famiglia. L’esempio più ricorrente è quello del figlio neopatentato che, grazie ai benefici della Legge Bersani, può ereditare la classe di merito del padre o della madre.

Ma l’appartenenza al nucleo familiare, attestata dal documento anagrafico, comporta anche la possibilità di ereditare la classe di merito dal proprio coniuge: in questo caso, poniamo in ipotesi, se hai da poco conseguito la patente e acquisti una nuova vettura da guidare, potrai prendere la stessa c.d.m. di tuo marito o di tua moglie.

Come abbiamo detto, quindi, il primo requisito è l’appartenenza al medesimo stato di famiglia. Condizione che ci porta a chiedere: cosa succede se il soggetto da cui si eredita la classe di merito o quello che l’ha ereditata escono dallo stato di famiglia?

In questo caso è importante chiarire che non ci sono conseguenze dirette: se hai ereditato la classe di merito del tuo genitore e successivamente questo si separa dal coniuge o sei tu ad andare via di casa, non perderai la classe di merito acquisita, né questa potrà essere aumentata per il solo cambiamento della condizione anagrafica (salvo che tu commetta dei sinistri). Questo significa che l’acquisto dei benefici della Legge Bersani viene calcolato nel momento attuale in cui si chiedono (e, quindi, quando si stipula la polizza).

Leggi anche: aumento del premio dopo un sinistro stradale

Sempre con riguardo ai soggetti che hanno diritto alla Legge Bersani è importante precisare che l’altro requisito anagrafico che conta (e che vale solo al momento in cui si richiede il beneficio) è la convivenza: infatti non basta essere inseriti nel medesimo nucleo familiare del soggetto da cui si eredita la classe di merito, ma è necessaria anche la condizione di convivenza con quest’ultimo.

A questo proposito è necessario fornire qualche altra indicazione, utile a chiarire i limiti di applicazione del Decreto Bersani soprattutto per i casi particolari. La condizione-tipo presa in considerazione dalla legge, lo abbiamo già detto, è quella del neopatentato (o meglio, del neo-assicurato) che, grazie al beneficio, può acquisire la classe di merito più bassa del familiare convivente. Questo non significa che anche le persone che sono già state assicurate non possano usufruire della Legge Bersani: infatti, anche nell’ipotesi in cui tu sia stato assicurato in passato e, successivamente, non abbia rinnovato la tua polizza, potrai, all’atto della stipula del nuovo contratto, chiedere l’applicazione del beneficio.

In questo caso, però, c’è un limite: dal momento che, come visto, la precedente posizione assicurativa, anche in caso di mancato rinnovo, rimane inalterata per i cinque anni successivi (dalla scadenza dell’ultimo contratto), potrai beneficiare della classe di merito agevolata purché stipuli una nuova assicurazione entro cinque anni.

Tra le altre indicazioni di dettaglio che è importante fornire, e che in parte possono già desumersi da quello che abbiamo detto finora, si può affermare che non esiste un limite d’età per usufruire della Legge Bersani. Questa, come visto, non vale solo per i neopatentati: se la nuova auto viene assicurata per la prima volta, infatti, non si prevede alcun limite d’età per ereditare la classe di merito.

Quando abbiamo parlato del concetto di familiare convivente, abbiamo lasciato intendere che all’interno di questa definizione andassero considerati solo i soggetti con un rapporto di parentela. In realtà, occorre precisare che l’applicabilità del Decreto Bersani prende in considerazione solo il dato anagrafico dell’appartenenza al medesimo stato di famiglia e della convivenza: questo significa che potrai beneficiare della classe di merito anche del tuo partner convivente, ma non coniuge. L’unica cosa che conta, quindi, è l’appartenenza allo stato di famiglia e il rapporto di convivenza.

Queste conclusioni, peraltro, sono state interessate dalle più recenti riforme delle convivenze civili, che hanno portato ad un riconoscimento più ampio dei rapporti di fatto. In questo senso, stando almeno alle dichiarazioni dell’Autorità di regolazione delle Assicurazioni (l’IVASS), i benefici del Decreto Bersani possono essere riconosciuti anche alle coppie di fatto e ai membri delle unioni civili.

Allo stesso modo, anche se si tratta finora di prassi ancora non definite, il riconoscimento della Legge Bersani potrebbe estendersi anche:

  • alle persone che guidano un veicolo intestato ad un portatore di handicap convivente;
  • ai soggetti che acquistano dal proprio partner convivente il veicolo (purché prima dell’ingresso di quest’ultimo nel nucleo familiare del beneficiario);
    a coloro che acquisiscono il veicolo in leasing o a noleggio, purché a lungo termine (condizione che verrebbe equiparata alla vendita di veicolo di nuova immatricolazione o di voltura).

Invece, non si ha diritto al beneficio connesso al Decreto Bersani nel caso in cui il familiare convivente sia deceduto. Infatti, la Legge è chiara nell’affermare che il conducente dal quale si vuole ereditare la classe di merito deve essere in vita al momento della richiesta.

Altra esclusione dalla platea dei soggetti beneficiari riguarda le aziende: queste, di norma, non possono acquisire i vantaggi Bersani, dal momento che il provvedimento si rivolge unicamente alle persone fisiche. L’unica eccezione è quella delle ditte individuali, nel qual caso è possibile che la vettura acquistata dal titolare dell’azienda possa ereditare la classe di merito di suo familiare convivente (anche se si tratta di un bene strumentale alle esigenze imprenditoriali).

Quando si applica il Decreto Bersani

Quelle finora viste sono soltanto alcune delle condizioni (che potremmo definire “soggettive”) per poter beneficiare degli effetti della Legge Bersani. A queste occorre aggiungere anche le seguenti:

  • l’applicazione del beneficio è ammessa solo con riferimento ai “nuovi” veicoli, per tali intendendo quelli acquistati ex novo o comunque mai assicurati prima da te o da altro membro del nucleo familiare;
  • inoltre, si deve trattare di “seconda” vettura, non in senso numerico ma per ciò intendendo che la nuova auto si deve aggiungere ad altra o altre già utilizzate e presenti nel nucleo familiare, non importa se intestate allo stesso soggetto o a suo convivente;
  • sempre dal punto di vista del nuovo veicolo, si deve trattare di vettura assimilabile per tipologia a quelle già presenti nel nucleo familiare e a quelle per cui è attiva la posizione assicurativa della persona da cui si eredita la classe di merito; il che significa, in parole povere, che non si può trasferire la c.d.m. da auto a moto, ma solo da auto ad auto o da moto a moto;
  • infine, il veicolo da cui si eredita la classe di merito deve essere regolarmente coperto dall’assicurazione (il che è ovvio, se si considera che, in effetti, non è il veicolo che “cede” la c.d.m., ma la persona fisica titolare, la quale deve essere a sua volta assicurata).

Questi requisiti (che, per distinguerli dai primi, potremmo definire “oggettivi”) si spiegano in base agli obiettivi perseguiti dal provvedimento di cui stiamo parlando. Normalmente, infatti, all’interno di un nucleo familiare la stessa vettura può essere utilizzata da più persone (compreso il neo-patentato) e quindi non sarebbe giusto penalizzare la nuova vettura acquistata, se attribuita a persona convivente non assicurata precedentemente, sottoponendola ad una classe di merito diversa.

In altre parole, se la prima auto, normalmente utilizzata per gli interessi di tutta la famiglia (elemento che si presume, dal momento che si tratta del medesimo nucleo familiare e di conviventi), possiede una classe di merito molto bassa, sarebbe assurdo sottoporre la nuova auto (che, del pari, sarebbe destinata a “servire” tutta la famiglia) ad una classe di merito più elevata.

E’ per questo motivo che la Legge richiede alcune condizioni, che riguardano specificamente il veicolo, per cui è possibile godere dei benefici finora esaminati quando si acquista una nuova vettura da destinare ai bisogni della famiglia. Anche da questo punto di vista, quindi, il Decreto Bersani disegna una situazione-tipo a cui si rivolge prioritariamente: quella del nucleo familiare che possiede già un’auto e che decide di acquistarne un’altra, magari da assegnare ad un figlio che ha da poco conseguito la patente. In questi casi, si permette di assicurare la nuova vettura con la medesima classe di merito.

Il che rende necessario capire che cosa si intende per “acquistare una nuova auto” ai fini del Decreto Bersani. Perché si possa applicare la Legge Bersani, il nuovo veicolo deve entrare ex novo all’interno del nucleo familiare, nel senso che:

  • si deve trattare di un veicolo di nuova immatricolazione;
  • oppure, se si tratta di un veicolo di seconda mano per il quale esiste una voltura di acquisto da parte di un soggetto esterno al nucleo familiare, questo non deve essere stato precedentemente assicurato dal richiedente o altra persona del nucleo familiare.

Questo comporta che non si applicheranno i benefici Bersani nel caso in cui si vende l’auto fra componenti del medesimo nucleo familiare (come il caso del padre che vende al figlio una delle vetture domestiche): in questo caso, il figlio non potrà beneficiare del Decreto Bersani, perché il veicolo era già stato assicurato da un componente della famiglia.

Come usufruire della Legge Bersani

Ora che abbiamo chiarito nel dettaglio quali sono le condizioni di accesso a questa disciplina, possiamo chiederci come beneficiare della Legge Bersani.

Per usufruire delle agevolazioni connesse a questo provvedimento, è importante ricordare che la polizza del familiare che “cede” la classe di merito deve essere attiva; in secondo luogo, che per utilizzare la Legge Bersani è necessario stipulare un nuovo contratto, su auto nuova o usata, purché vi sia coincidenza tra il proprietario del nuovo veicolo da assicurare e quello dal quale si eredita la classe di merito.

La richiesta, quindi, va presentata alla compagnia assicuratrice nel momento in cui si sta sottoscrivendo il nuovo contratto di assicurazione per il veicolo da “beneficiare”. Per precisare i modi su come utilizzare la Legge Bersani, è importante che tu sappia che potrai approfittare del beneficio anche se decidi di stipulare la nuova polizza con una compagnia diversa da quella con cui hai assicurato il precedente veicolo.

Inoltre, non esistono limiti all’utilizzo del beneficio, nel senso che per ogni nuovo veicolo che entra nel nucleo familiare e da assicurare ex novo sarà possibile beneficiare della Legge Bersani e ottenere la classe di merito del familiare convivente.

A questo proposito va segnalato che le compagnie assicurative, anche per resistere in qualche modo alle perdite economiche che avrebbero subito per l’applicazione del Decreto Bersani così come congegnato, hanno inventato un meccanismo di classificazione della classe di merito che prevede la distinzione tra classe “originale” e classe “ereditata”. La differenza è, ovviamente, in termini di prezzo, nel senso che una medesima CU avrà un costo minore se originale e uno maggiore se ereditata, annullando, in questo secondo caso e almeno in parte, il risparmio che si potrebbe ottenere.

Sebbene la prassi in questione sia stata particolarmente contestata, essa non è contraria alla legge, dal momento che, nel provvedimento, non si parla di premio o del valore economico delle tariffe richieste, ma solo del passaggio della classe di merito.

Questo discorso, però, vale unicamente per le prime annualità e si spiega in considerazione del fatto che, all’atto della stipula della nuova polizza, l’attestato di rischio segnerà per tutti gli anni precedenti la sigla N.A. (non assicurato), che chiaramente offre meno garanzie all’assicurazione con conseguente rincaro per la classe “ereditata”. Con il passare degli anni, rimanendo nella medesima classe di merito, anche questo sovrapprezzo dovrebbe ridursi.

Per il resto, una polizza con all’attivo i benefici della Legge Bersani ha lo stesso funzionamento di un normale contratto di assicurazione RC auto, sia dal punto di vista del pagamento del premio, che del rinnovo e scadenza. Allo stesso modo, se decidi di annullare la polizza potrai chiedere l’annullamento nei modi ordinari. Viceversa, una volta riconosciuto il beneficio, questo (come già visto) dura per sempre, anche in caso di successive modifiche allo stato di famiglia. L’unico modo per perdere la classe di merito così ereditata è quello di compiere nuovi sinistri.

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Il funzionamento del meccanismo del bonus/malus nell’assicurazione RC auto comporta l’abbassamento o l’innalzamento della classe di merito in base alla commissione di sinistri. Tuttavia, esistono anche ipotesi in cui la classe di merito può essere totalmente persa per decorso del tempo, anche dopo anni passati ad inseguire l’obiettivo della prima classe. Per sapere quando si perde la classe di merito continua a leggere il nostro approfondimento: troverai spiegazioni dettagliate su tutte le ipotesi in cui avviene un cambiamento nella tua classe assicurativa, in quali casi si perde definitivamente e come fare ad evitare queste ipotesi.

Il meccanismo di aumento e diminuzione della classe di merito

Per ciascuna posizione assicurativa (leggi: per ciascun assicurato), le compagnie di assicurazione provvedono ad intestare al cliente una determinata classe di merito: come saprai si tratta di uno dei fattori più importanti per determinare il calcolo del premio dovuto all’assicurazione per tenere attiva la copertura.

Dal punto di vista del suo fisiologico funzionamento, la classe di merito, poiché mira ad individuare il grado di rischio connesso alla storia assicurativa del cliente, è sottoposto agli effetti del meccanismo del bonus/malus. In parole povere, possiamo sintetizzare quest’ultimo secondo due regole fondamentali:

  • in caso di commissione di sinistri nell’anno di copertura della polizza, vedrai aumentare la tua classe di assegnazione rispetto a quella di provenienza;
  • invece, nel caso in cui tu non commetta incidenti durante l’anno di validità del contratto, la classe di merito diminuisce.

A questo meccanismo fa eccezione la prima assegnazione, che è quella che si ottiene quando stipuli per la prima volta un contratto di assicurazione: in questo caso, ti vedrai applicata la classe di merito più elevata, salvo il caso che tu possa beneficiare degli effetti della Legge Bersani.

In ogni caso, la classe di merito è soggetta ad un aggiornamento annuale, il che comporta una sua variazione continua. Tale variazione viene riportata nell’attestato di rischio, che è quel documento che l’assicurazione redige prima della scadenza annuale della polizza: qui è possibile trovare l’elenco dei sinistri in cui si è stati coinvolti, la classe di merito di provenienza e quella di nuova assegnazione. L’aumento o la diminuzione della classe di merito funzionano così:

  • se nell’anno in corso hai commesso incidenti e l’assicurazione ha riscontrato una tua responsabilità esclusiva o parziale (con quota superiore al 50%), la classe di merito aumenta di due punti;
  • se, invece, non hai commesso sinistri, la classe di merito diminuisce di un punto all’anno.

In questo modo, viene determinata anno per anno la classe di merito del conducente. E’ sulla base di quest’ultima che viene calcolato il premio dovuto per l’anno successivo. Occorre precisare che la classe di merito di cui stiamo parlando è quella cd. universale (o CU): questo significa che non si perde la classe di merito acquisita e risultante dall’attestato di rischio anche in caso di passaggio ad altra compagnia assicurativa alla scadenza del precedente contratto. Se, per esempio, nell’attestato di rischio della tua vecchia assicurazione viene riportata una c.d.m. pari a 5, questa varrà anche nel caso in cui, alla scadenza della polizza, deciderai di sottoscrivere un contratto con una diversa compagnia.

Quanto dura la classe di merito

E’ importante precisare che, oltre alle modifiche che possono determinare l’aumento o la diminuzione della classe di merito nel corso del tempo, questa è sottoposta a dei limiti temporali di validità: nel senso che la classe di merito che hai ottenuto in un determinato anno non varrà per sempre.

Prima di descrivere questo fenomeno, è opportuno sgomberare il campo dagli equivoci. Innanzitutto, la classe di merito non viene persa nel momento in cui si dovesse decidere di vendere o cambiare la vettura o la moto assicurata: così, se rottami la tua vecchia auto e ne acquisti una nuova, la tua classe di merito attuale non viene persa e non subirai aumenti (salvo che le caratteristiche del veicolo portino la compagnia a rivedere il tuo premio, perché, ad esempio, sei passato ad un’auto più vecchia).

Anche nel caso in cui tu, per ipotesi, decidessi di non sottoscrivere alcuna nuova polizza alla scadenza di quella in corso, la classe di merito non viene persa. Infatti, la legge stabilisce che la classe di merito (e il conseguente attestato di rischio che la contiene) ha una validità di cinque anni: ciò significa che, nell’ipotesi in cui alla scadenza del contratto non rinnovi l’assicurazione, conserverai la medesima classe di merito. Con l’ulteriore conseguenza che, se sottoscrivi una nuova assicurazione entro cinque anni dalla scadenza dell’ultima polizza, ripartirai dalla medesima c.d.m.

Leggi anche: come si calcola la classe di merito

QuanDo si perde la classe di merito

La regola che abbiamo appena menzionato ha, ovviamente, il suo corollario: se non sottoscrivi alcuna nuova assicurazione entro cinque anni dalla scadenza dell’assicurazione, oppure se non acquisti una nuova vettura cui assegnare il contratto ancora in corso nel medesimo termine (nell’ipotesi, ad esempio, di rottamazione del vecchio veicolo non seguito da un nuovo acquisto), la classe di merito conseguita verrà persa.

Può essere utile, al riguardo, riassumere tutti i casi in cui, entro cinque anni, si perde la classe di merito acquisita. Ciò avviene:

  • per scadenza e mancato rinnovo del contratto;
  • per sospensione dell’efficacia della polizza non riattivata nei termini previsti dalla compagnia di assicurazione;
  • per rottamazione o demolizione del veicolo non seguita da un nuovo acquisto;
  • per vendita, cessione o esportazione del veicolo assicurato.

Altra ipotesi in cui si può perdere la classe di merito è quella in cui il cliente non paghi alla scadenza le rate o l’importo annuale del premio RC auto. Visto che la classe di merito viene calcolata annualmente, sulla base dello storico dei sinistri, se non risulti in regola con i pagamenti rateizzati o la quota annuale, l’assicurazione può sospendere l’efficacia della polizza, privandoti di copertura e arrivando a sciogliere il contratto medesimo. Anche in questo caso, quindi, se non paghi le rate del premio o non sottoscrivi una nuova polizza, il contratto non si riattiva con conseguente perdita della c.d.m.

In tutti questi casi, la conseguenza della perdita della classe di merito è sempre la medesima: nel momento in cui deciderai di sottoscrivere una nuova assicurazione, dovrai ripartire dalla classe di merito più elevata, salva, ancora una volta, l’applicabilità dei benefici legati alla Legge Bersani.

Qualche consiglio per non perdere la classe di merito

Alcuni dei casi in cui abbiamo visto essere possibile la perdita della classe di merito possono essere evitati semplicemente mettendo in campo delle strategie utili.

Innanzitutto, se hai deciso di vendere la tua vecchia auto e vuoi aspettare un po’ di tempo prima di acquistarne una nuova, non è necessario disdire il vecchio contratto: basterà sospenderlo in attesa di operare la voltura sul nuovo veicolo. Questo è possibile perché, attualmente, la polizza non si riferisce più al soggetto assicurato, ma al veicolo. Così facendo eviti il rischio di far passare del tempo tra la disdetta e la nuova polizza, durante il quale potresti perdere la vecchia classe di merito.

Questo vale anche nell’ipotesi di rottamazione, cessione a terzi o esportazione della vettura assicurata. In tutti questi casi, ti conviene procedere a disfarti del vecchio veicolo in misura ravvicinata all’acquisto di quello nuovo, così da chiedere la voltura del vecchio contratto all’assicurazione e non correre rischi.

Allo stesso modo, cerca di essere sempre puntuale nel pagamento delle rate del premio: nel caso in cui omettessi anche solo un versamento, infatti, la tua compagnia potrebbe sospendere l’efficacia della polizza e arrivare ad annullarla, con il che ti ritroveresti (magari anche inconsapevolmente) da un lato privo di copertura, dall’altro esposto al rischio di perdere la classe di merito guadagnata.

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Cosa accade se provoco o subisco un incidente senza avere l’assicurazione auto o se, invece, non ce l’ha l’altro conducente? Il problema in questi casi è, infatti, quello di capire chi paga in caso di incidente senza assicurazione.

sinistro senza assicurazione
sinistro senza assicurazione

Ebbene, una prima risposta può essere la seguente: non è vero che l’assenza di assicurazione impedisce il risarcimento del danno in caso di sinistro. Come vedremo, tuttavia, questo vale unicamente per la parte non responsabile del sinistro: in sostanza, se hai subito un sinistro senza avere l’assicurazione o se l’altra parte ne è priva, hai sempre diritto all’indennizzo. Tuttavia, le modalità per richiederlo sono diverse rispetto al caso in cui entrambi i conducenti siano provvisti di assicurazione: vediamo nel dettaglio come funziona il pagamento in caso di incidente senza assicurazione.

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Cosa succede se non ho l’assicurazione?

Prima di descrivere nel dettaglio le modalità di risarcimento nel caso di sinistro che coinvolge una persona senza assicurazione auto, è importante chiarire quali sono i rischi connessi a questa situazione. Come ben saprai, la RC auto è obbligatoria per legge, dal momento che con essa si permette, in caso di sinistro, certezza nella liquidazione dei danni e conseguente rapida definizione di ogni possibile contenzioso: in altri termini, con l’obbligo dell’assicurazione auto, la legge mira ad evitare il rischio che una persona che subisce un danno possa non ottenere il risarcimento dal colpevole (vuoi perché ignoto, perché privo di mezzi economici sufficienti o perché, più semplicemente, si rifiuta di pagare).

Questo è il motivo per cui l’assenza di assicurazione costituisce una violazione del codice della strada, assistita dall’erogazione di una multa piuttosto salata: parliamo di una sanzione che va da 841 euro a 3.287 euro, con possibile ulteriore sequestro del veicolo.

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incidente veicolo non assicurato
incidente veicolo non assicurato

Tuttavia, il discorso è diverso nel caso in cui il soggetto avesse una polizza assicurativa, ma per qualsiasi ragione non l’abbia rinnovata alla scadenza. In questo caso, infatti, è utile ricordare l’esistenza del cosiddetto periodo di tolleranza, che, per i primi 15 giorni successivi alla data di scadenza dell’assicurazione comporta la ultrattività della medesima: ciò significa che, se anche ti è scaduta l’assicurazione, nei quindici giorni successivi non corri il rischio di subire multe né rimani allo scoperto rispetto alla garanzia assicurativa; il che, in altri termini, comporta che l’assicurazione dovrà pagare te o risarcire il danneggiato in caso di sinistro.

Le cose si fanno più complicate nel caso specifico in cui il conducente privo di assicurazione venga coinvolto in un incidente dopo la scadenza del periodo di tolleranza e in tutti gli altri casi in cui era comunque privo di assicurazione auto. Per rendere più semplice l’esame di questo argomento è essenziale distinguere le diverse ipotesi. Pertanto:

  • un conto è che il soggetto ad essere privo di assicurazione sia il danneggiato dal sinistro;
  • altro è nell’ipotesi in cui ad essere senza assicurazione sia il responsabile dell’incidente.

Incidente senza assicurazione con responsabilità: chi paga?

Partiamo proprio da quest’ultima ipotesi: ad esempio, sei alla guida del tuo veicolo senza assicurazione e sei responsabile di un tamponamento che provoca danni importanti ad un’altra vettura. Cosa succede in questi casi?

Oltre al rischio, già evidenziato, di subire una multa e il sequestro del veicolo, l’assenza di assicurazione a tuo carico non impedisce al danneggiato di poter avere il risarcimento. Normalmente, se sei responsabile di un incidente dovrai rilasciare i dati relativi alla tua polizza assicurativa, alla quale il danneggiato chiederà il risarcimento del danno, con tutto quanto ne consegue in termini di aumento di premio e di classe di merito.

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veicolo non assicurato risarcimento
veicolo non assicurato risarcimento

Viceversa, nei casi in cui il danneggiante è privo di assicurazione, manca ovviamente una compagnia a cui rivolgersi. In questa ipotesi, oltre ad una possibile azione diretta ai tuoi danni (nel senso che il danneggiato potrà, se ritenuto opportuno, chiamarti in giudizio per il risarcimento del danno), infatti, è possibile fare richiesta di indennizzo al cd. Fondo di Garanzia delle Vittime della Strada: si tratta di un ente pubblico istituito con la specifica funzione di risarcire, in tutti i casi in cui non sia altrimenti possibile (come avviene nell’ipotesi in cui il danneggiante sia privo di assicurazione), i danni subiti alla persona e al proprio veicolo.

Questo significa che non dovrai pagare? Assolutamente no: infatti, una volta che il Fondo di Garanzia avrà versato l’indennizzo in favore del danneggiato (con il meccanismo che chiariremo fra poco), potrà “ripetere le somme versate”, cioè chiederti il rimborso delle spese sostenute. Tuttavia, esiste una scappatoia, legata al termine di prescrizione: il Fondo, infatti, ha a disposizione dieci anni per poter richiedere al conducente non assicurato che ha provocato un incidente il rimborso delle spese, con la conseguenza che, decorso questo tempo senza interruzione, la relativa pretesa sarà estinta per prescrizione.

Il meccanismo di funzionamento del Fondo di Garanzia si basa, quindi, sulla ripartizione della responsabilità: il danneggiato ha diritto al risarcimento (anche nel caso in cui sia a sua volta privo di assicurazione), se l’altra parte ne è priva; chi ha causato il danno, invece, non ha diritto al risarcimento.

Incidente senza assicurazione: cosa succede se ho ragione?

Il discorso fatto finora, con riferimento all’ipotesi che sia il danneggiante ad essere privo di assicurazione, deve essere completamente rovesciato nell’ipotesi inversa: infatti, se ad essere priva di assicurazione è la persona che non ha colpe nelle dinamiche dell’incidente (perché dimostra di non aver compiuto alcuna infrazione alle regole stradali) è ad essa che spetta l’indennizzo per le lesioni fisiche e i danni subiti dal veicolo. Anche in questo caso, però, bisogna distinguere le ipotesi in cui:

  • hai subito un incidente senza colpa, essendo privo di assicurazione, ma l’altro conducente è assicurato;
  • non sei responsabile dell’incidente, ma anche l’altro contraente è privo di assicurazione.

Partiamo dalla prima ipotesi: in questo caso, come detto, l’unica persona che non possiede l’assicurazione è la vittima del sinistro. Questa circostanza, come chiarito più volte dalle sentenze dei giudici che si sono occupati della materia, non può andare a danno della vittima, nel senso che la mancanza di una propria polizza (salve le multe che si rischiano per il fatto di non avere l’assicurazione) non impedisce al danneggiato di chiedere l’indennizzo all’assicurazione del conducente responsabile. In altri termini, se la persona che ha provocato l’incidente ha contratto una polizza RC auto, potrai tranquillamente avanzare richiesta di risarcimento con una raccomandata e la compagnia non potrà rifiutare l’indennizzo per il solo fatto che, a tua volta, non possiedi un contratto di assicurazione.

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Tutto ciò, ovviamente, non può accadere se anche l’altro conducente è privo di assicurazione (o, come accade talvolta, il responsabile del sinistro rimane ignoto perché, ad esempio, scappa via senza identificarsi). A chi rivolgersi, in questo caso?

Qui torna in gioco il Fondo di Garanzia cui abbiamo fatto riferimento: nel caso in cui il responsabile del danno non abbia una polizza, potrai ottenere il risarcimento rivolgendoti, nei modi che vedremo a breve, a questo ente (magari con l’ausilio di un’agenzia specializzata in sinistri stradali).

I danni coperti dal Fondo di Garanzia

Prima di descrivere le modalità con cui ottenere il risarcimento nelle ipotesi appena considerate, è necessario verificare se tutte le tipologie di sinistro possono essere tutelate. In particolare, secondo la legge, il Fondo può intervenire a risarcire soltanto alcune tipologie di sinistri, e cioè:

  • quelli causati da veicoli non identificati, come accade nell’ipotesi in cui l’altro conducente non si fermi dopo aver provocato l’incidente. In questo caso, l’indennizzo copre solo il danno alla persona (quindi non anche quelli subiti dal veicolo), salva l’applicazione di una franchigia pari a 500 euro, volta a coprire anche i danni alle cose se il danno alla persona è particolarmente grave;
  • quelli causati da veicoli non assicurati. E’ l’ipotesi principale di cui ci stiamo occupando: se subisci un incidente da parte di un soggetto non assicurato, il risarcimento del Fondo coprirà sia i danni alla persona che alle cose, anche in questo caso con una franchigia fino a 500 euro;
  • quelli causati da veicoli assicurati con imprese in liquidazione. Si tratta di una situazione peculiare, in cui l’altro conducente è correttamente assicurato ma è la compagnia stessa a non poter provvedere al risarcimento perché sottoposta ad una procedura fallimentare (che, nel caso di specie, si chiama “liquidazione coatta amministrativa”): in questa ipotesi il danno risarcito riguarda sia la persona che le cose, senza limiti;
  • infine, quelli causati da veicoli che circolavano contro la volontà del proprietario. E’ la tipica ipotesi dell’auto rubata: in questo caso, il Fondo copre i danni alla persona, alle cose e anche ai terzi coinvolti (perché trasportati sul veicolo del danneggiato o del danneggiante, in quest’ultimo caso, contro la propria volontà, perché ad esempio, sequestrati dal rapinatore).

L’ammontare dei risarcimenti alle persone o alle cose risulta limitato ai massimali vigenti per legge al momento in cui si verifica il sinistro (dal 2012 si tratta di cinque milioni di euro per danni alle persone e un milione di euro per i danni a cose): questo significa che, in ogni caso, la somma che potrai ottenere dal Fondo non può superare queste soglie. Viceversa, il risarcimento può coprire sia i danni patrimoniali che quelli non patrimoniali (morali, biologici, come il colpo di frusta, e così via).

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Come chiedere il risarcimento per incidente senza assicurazione?

Veniamo, infine, ai dettagli che riguardano la richiesta di risarcimento. Per poter ottenere l’indennizzo bisogna compilare l’apposito modulo online presente sul sito del Fondo Vittime Strada e successivamente stamparlo, firmarlo e inviarlo con raccomandata. In particolare, nel modulo occorre indicare:

  • luogo e ora del sinistro;
  • descrizione della dinamica dell’incidente;
  • i dati anagrafici del richiedente o, se persone diverse, del conducente e del proprietario del veicolo;
  • i dati riferiti ai veicoli coinvolti;
  • se conosciuti, i dati relativi alla persona e al veicolo del danneggiante, mentre in caso contrario bisogna specificare che il veicolo del danneggiante non è coperto dall’assicurazione auto;
  • se possiedi una tua polizza, i dati relativi al tuo contratto di assicurazione;
  • è possibile allegare documenti a supporto della richiesta, come le fatture o i preventivi per le riparazioni del veicolo o i referti medici per i danni alla persona.

La richiesta deve essere presentata al Fondo entro due anni dal giorno dell’incidente: si tratta di un dato molto importante, dal momento che superata questa soglia, il risarcimento si prescrive.

risarcimento incidente senza assicurazione
risarcimento incidente senza assicurazione

Ma una volta fatta la richiesta di risarcimento nel caso di incidente senza assicurazione, chi paga materialmente? Occorre specificare che il risarcimento non proverrà direttamente dal Fondo, ma questo si occuperà di individuare una compagnia di assicurazione alla quale affidare il compito di risarcirti (dovendo poi essa recuperare dal danneggiante, entro dieci anni, le somme versate).

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Infine, una volta presentata la richiesta e designata la compagnia che dovrà provvedere alla liquidazione, quest’ultima dovrà provvedere a fare una proposta di risarcimento al danneggiato entro 60 giorni dalla ricezione della documentazione relativa alla domanda, che può accettarla com’è o proporre modifiche in base alle circostanze concrete. Una volta definita la proposta e accettata, l’assicurazione potra erogare l’indennizzo.